L’emigrazione italiana negli USA agli inizi del Novecento

Sino agli inizi del Novecento (Bollettino della Emigrazione, n. 16, 1904) si segnalava l’aspetto sottoproletario dell’emigrazione italiana negli USA. L’ambiente degli emigrati era costituito da sterratori, scavatori, badanti, scaricatori, carrettieri, zappatori, spazzini, facchini, lustrascarpe e venditori ambulanti. In essi era profondo il vincolo familiare e quello localistico “sicché dopo il parente essi amano il compaesano, poi l’amico del parente, poi il comprovinciale; al di là è lo straniero, l’indifferente, l’uomo di cui l’italiano del mezzogiorno istintivamente diffida. Un genovese, un lombardo od un toscano sono tanto lontani da un calabrese o da un salernitano, quanto un canadese. Essi parlano una lingua diversa, hanno una diversa anima e non s’intendono”.

Era rarissimo che un bracciante sbarcasse negli USA senza già avervi un parente o un compaesano. Tutti gli italiani erano raggruppati per regioni, paesi, villaggi e parentele: “Abitano l’uno accanto all’altro, cosicché vi sono, a New York, strade popolate non solo da siciliani, ma da siciliani di quel dato paese, altre da avellinesi, altre da casertani, altre da calabresi e via discorrendo. Essi si tengono stretti come falangi, camminano a gruppi, fanno capannelli nei quali discutono dei loro affari, sempre fra parenti o compaesani. Se occorre ad alcuno di essi andare a comprare un oggetto, vanno a frotte nei negozi con grande dispetto degli americani, talche è avvenuto questo, che ad un giornale italiano il quale sollecitava per la sua quarta pagina l’avviso di un grande magazzino di New York, fu risposto negativamente perché non era desiderabile la clientela degli italiani, i quali si recano in cinque o sei per un solo acquisto, ingombrando lo spazio, discorrendo molto ad alta voce prima di prendere una decisione e facendo perdere troppo tempo agli impiegati. Se si tratta di andare sul lavoro, essi neppure si dividono; quindi o si accettano le brigate intere o nessuno acconsente ad andare a quel dato lavoro”.

Anche le associazioni, sia ludiche che religiose, di mutuo soccorso o politiche, sorgevano sulla base delle diverse regioni di provenienza: “un maestro di musica, supponiamo abruzzese, che vuol dare un concerto, non si rivolge alla Colonia Italiana, ma alla Colonia abruzzese, e si intitola tal dei tali da Sulmona o da S. Angelo dei Lombardi, il che equivale ad una chiamata a raccolta di quelli del paese e ad una conseguente astensione degli altri”.

Attorno ad ogni nucleo sorgeva una banca, si apriva una farmacia, nascevano salumerie, macellerie, panifici, studi legali, si costituiva cioè una piccola borghesia fatta di esercenti, artigiani, faccendieri, avvocati, medici e “banchieri”. Questi ultimi espletavano spesso anche attività di cooptazione e reclutamento della manodopera.
Chi aveva bisogno di manodopera, in special modo edile, si rivolgeva ad intermediari italiani americanizzati o americani viventi fra italiani di cui intendevano il dialetto e conoscevano abitudini e luoghi di ritrovo. Ricevevano poi un compenso o un lotto in subappalto o una percentuale su un lotto in subappalto il privilegio di condurre il “board”, ovvero la fornitura di viveri agli operai. Strada non meno praticata era quella di rivolgersi ai “banchieri”: “Il banchiere deve indurli, deve persuaderli, deve rispondere a tutti i se, i ma, i perché, deve ripetere le stesse cose diecine di volte, ed avere la pazienza di ascoltare senza irritarsi per diecine di volte la stessa obbiezione; deve adattarsi alla loro intelligenza, deve usare lo stesso loro linguaggio brutale e scurrile, alternando la barzelletta pulcinellesca con la bestemmia; deve, all’occorrenza, mostrare i denti e il bastone; deve avere, si potrebbe quasi dire, le phisique du role, senza di cui non potrò esercitare influenza sui cafoni… Quando gruppi di operai, esitanti o diffidenti dinanzi alle proposte dell’arruolatore, escono dal suo banco, quegli accenna a due o tre dei suoi agenti di seguirli per vedere dove vanno, da chi prendono consiglio; per spiare che cosa dicono e quale è la loro intenzione. L’agente, infatti, non li perde d’occhio e, colto un momento opportuno, interviene nel gruppo e torna a incalzarli sforzandosi di ricondurli alla Banca, ove finalmente il contratto è conchiuso. Appena l’adesione alle proposte è data, si versa la sensoria e ciascun operaio paga quanto è convenuto e declina il proprio nome che viene inscritto in una lista”.

Un banchiere poteva disporre di una fitta rete di collaboratori sparsa in strade e locande ad individuare chi avesse bisogno di lavoro ed erano il cuore pulsante di una vera e propria rete di sfruttamento che si intrecciava con la politica: “Oltre alla solidarietà di interessi che unisce Compagnie, bosses, tenitori di board, banchieri, a danno dell’operaio bisognoso e ignorante, vi è la solidarietà politica che avvince taluni speculatori di braccia italiana ai grandi concessionari di opere pubbliche… Due dei più importanti uffici di collocamento al lavoro… a New York… sono i più forti ed anche (mi si assicura) i più iniqui. Essi hanno un esercito di abili e fidati agenti e sub-agenti che sguinzagliano dappertutto, quando loro occorre, alla caccia del bracciante italiano… estorcono la sensaria più alta, che dai 2 dollari sale ai 5 dollari, e alla fine del lavoro frodano d’ordinario in parte o interamente, a seconda che viene loro fatto, l’ultima settimana di paga, e ciò con mille espedienti su cui le Comapgnie chiudono un occhio… il leader repubblicano del… distretto, ha estese relazioni politiche, copre un pubblico ufficio bene retribuito, e deve questa posizione al fatto che conduce o fa credere di condurre alle urne politiche una ragguardevole massa di elettori italiani. A compenso dei suoi servigi elettorali… ha inoltre dalla Compagnia ferroviaria… il privilegio di esercitare il board sui luoghi di lavoro…”.

 

Autore: Angelo D’Ambra

 

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