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L’eruzione di Avellino

Se “l’eruzione di Pompei”, quella cioè del 79 d.C., è sicuramente la più nota tra le eruzioni del Vesuvio, l’eurizione più devastante di cui si ha traccia è quella detta “eruzione di Avellino”.

Si trattò di un gigantesco evento eruttivo che si verificò 4000 anni fa, nel 1780 a.C., in piena Età del Bronzo.

L’eruzione, secondo la comunità scientifica, produsse nella prima fase un’enorme colonna stratosferica di gas e cenere, alta circa trentasei, dalla quale si produsse una violenta pioggia di lapilli che ricoprirono il territorio ad est del vulcano. Nella fase successiva, il collasso della colonna produsse gigantesche nubi ardenti cariche di cenere a temperatura di alcune centinaia di gradi e velocità iniziali di almeno trecento chilometri orari che devastarono le pianure intorno al vulcano.

Mancano di questa eruzione tracce nei depositi di Pompei. L’eruzione di Avellino in definitiva sembra essere stata un processo a carattere altamente direzionale: le tracce si trovano a Nord-Ovest del vulcano e sono totalmente assenti altrove. I primi studi infatti si diffusero su rinvenimenti in Irpinia coperti da pomici bianche.

La tremenda eruzione seppellì e distrusse numerosi insediamenti preistorici che con lentezza stanno emergendo sino ai giorni nostri.

 

Villaggio preistorico di Nola. Fonte foto: Angelo D’Ambra

 

E’ il caso, per esempio, del villaggio preistorico di Nola. La straordinaria conservazione di questo villaggio, con calchi di muri e contenuti organici delle case superstiti, soprende.

Qui, durante degli scavi del 2001, furono rinvenuti, a poco più di un metro di profondità, tracce bruciate di legno che gli archeologi seppero individuare come fondamenta di abitazioni. Vi erano erano nettamente demarcati l’ingresso, la zona giorno e l’equivalente di una cucina e furono rinvenuti vasi, piatti e cibi fossilizzati come mandorle, frumento, funghi.

Qualche anno dopo, nell’estate del 2004, furono rinvenute migliaia di impronte umane nell’area di Afragola. L’analisi geologica stabilì che a lasciarle furono uomini dell’Età del Bronzo che scappavano da quella che definiamo “eruzione di Avellino” o “eruzione delle pomici di Avellino.

Queste impronte e gli scheletri rinvenuti nell’abitato di Nola, testimoniano la presenza di gruppi umani alle falde del Vesuvio da almeno 4000 anni.

 

 

Auotre articolo e foto: Angelo D’Ambra

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