L’origine dei feudi

In merito all’origine dei feudi c’è sempre stata una sorta di diatriba tra coloro che l’addebitano ai romani, e coloro che l’addebitano ai Germani che invasero l’Impero nel V secolo d.C.

Noi abbiamo tentato il connubium tra le due correnti di pensiero e adesso vedremo il perché. Inizialmente l’Impero romano tentò di contrastare il fenomeno del latifundium, con leggi ad hoc, in quanto comportava una delocalizzazione del potere a realtà più piccole del grande impero, che rischiava di comportare l’implosione della grande impalcatura costruita in secoli e secoli.  Dal II secolo d.C. in poi si assiste ad un’inversione di tendenza, l’estensione dell’Impero romano non permette più al potere centrale di svolgere le funzioni pubbliche direttamente, così vengono demandate in capo ai proprietari dei latifondi. Si era piantato il seme della struttura feudale, ma ancora non si poteva definire tale, mancavano degli elementi indefettibili.

Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, a seguito delle invasioni barbariche, inizia realmente l’epoca medievale. Prima di entrare nel merito della questione è d’obbligo fare una digressione sulla società germanica, con il fine di comprendere i rapporti che si instauravano tra sovrani e sottoposti. I Germani ricevevano, a seguito del giuramento di fedeltà e in cambio dell’obbligo di aiuti militari al sovrano,  terre. I due fattori in grassetto sono gli elementi indefettibili su cui il sistema feudale si basava. I Germani non possedevano l’arte della scrittura, ragion per cui le investiture e i benefici venivano trasmesse oralmente; dopo la conquista dell’Impero romano d’Occidente iniziarono a scrivere e parlare in latino, con la nuova lingua incontrarono serie difficoltà nel tradurre i loro usi e contratti. Nella confusione, per indicare le terre divise e suddivise con l’obbligo del servigio militare, e date a tempo col solo usufrutto, ma revocabili ad arbitrio del concedente, si usò il termine latino beneficium, i possessori, invece, erano indicati con beneficiati o beneficiari. Per esprime il patto della concessione delle terre e castelli dati in beneficio si usò il termine investire. Terre e castelli dati in beneficio erano la paga militare dei guerrieri, vi furono poi altri beni che appartenevano sia a militari che a gente comune, i possessori in virtù del pieno dominio ne potevano disporre liberamente, tali si dicevano allodi. Per quanto riguarda l’amministrazione di queste terre univano, nelle mani della stessa persona, la giurisprudenza civile, il governo militare e politico. Per le maggiori estensioni di terra, a capo vi era un duce, venivano dette ducati e di conseguenze essi assunsero il nome di duchi. Per le regioni più ristrette, a capo vi erano i comiti, dette contadi ed in seguito essi detti conti. Duchi e conti erano ufficiali civili, militari e politici sostituibili ad arbitrio del sovrano. Abbiamo introdotto i duchi, i conti, cosa manca? I marchesi. I Germani avevano l’abitudine di lasciare territori deserti attorno le loro città, come precauzione alle invasioni dei nemici, ugual metodo adottarono con i territori conquistati dell’Impero romano. In questi territori, cd. Germana mark (confine), in seguito detti marche, vi erano dei comandanti fissi che con il tempo vi si stabilirono e popolarono i territori dei quali amministravano la potestà militare e la giurisdizione civile, ebbero il titolo di marchesi. 

Germani in seguito furono istruiti dei dogmi cristiani dai vescovi, tante furono le donazioni in favore della chiesa, la quale si trovo in possesso di interi villaggi . Gli ecclesiastici erano gli unici istruiti ed erano spesso consultati dai sovrani, divennero un ordine distinto della nazione, infatti prestarono l’obbligo degli aiuti militari ma non volendo macchiarsi di omicidio, in quanto contrario ai principi cristiani, chiesero l’esenzione dando i loro possessi in favore di membri laici. Dopo aver perso molto potere tornarono a prestare servizio militare acquisendo nuovamente molti territori.

Si iniziarono a coltivare i territori, chi aveva investito per seminare doveva e voleva raccogliere i frutti. Dapprima i benefici divennero annuali e poi accordati per un certo numero di anni, a questo punto era cosa dura revocarli ed espellere i beneficiali dalle terra, crederono quindi di poter godere dei benefici per tutta la loro vita.

Carlo il Calvo, nel IX secolo d.C., credendo che un soggetto esporrebbe maggiormente la sua vita in combattimento se fosse sicuro che la famiglia non cadrebbe nell’indigenza dopo la sua morte e avesse accesso ai beni da lui posseduti, emanò i Capitolari. Cominciò una rivoluzione, che i benefici rimanessero nella discendenza degli investiti e come conseguenza si sviluppò il sistema clientelare, ossia la rete di vassalli, valvassini e valvassori. I nobili fortificati nelle loro terre e sostenuti dai vassalli erano abbastanza forti per non essere espulsi anche per ordine emanato dal sovrano. Come abbiamo visto, il possesso di un beneficio in principio dipendeva dal servigio militari. i beneficiati avevano delle prerogative, quali:

  1. Prendevano parte alle risoluzioni più importanti dello stato;
  2. Giudicavano ed erano giudicati da soli pari;
  3. Lucri e vantaggi che avevano per l’ampliamento dell’antico diritto di usufrutto;
  4. Estensione avuta per discendenza.

Ricordate la differenza tra beneficio e allodio? Perché qui diventa fondamentale avere chiari questi due concetti.

Con queste prerogative i benefici divennero pregevolissimi, cosa si fece? Le terre avute in piena proprietà (in allodio quindi), si volevano convertire in benefici (per avere accesso alle prerogative su menzionate), quindi i proprietari allodiali rimettevano i loro possessi nelle mani del sovrano, ed in seguito da questi li ricevevano nuovamente sotto condizione del servigio militare e del giuramento di fedeltà (quindi benefici). In quel tempo le chiese riscuotevano rispetto, così i proprietari per essere più sicuri, donavano i loro fondi alle chiese, così il dominio diretto passava alla chiesa ma il dominio utile restava a loro sotto il vincolo di fedeltà, questa è l’origine dei feudi detti oblati. 

Da ciò che è stato analizzato si può notare come si è tentato di conciliare entrambe le teorie. Si può concludere affermando che nonostante l’impianto feudale, come lo si conosce, sia sicuramente stato plasmato dai Germani, è fuori dubbio che l’esperienza romana abbia necessariamente contribuito alla sua formazione, d’altronde i Germani acquisirono tante e tante conoscenze dai romani sia in termini di linguaggio che di diritto.

 

 

Autore articolo: Davide Alessandra

In copertina particolare di una miniatura del Codex Aureus de San Emmerano, conservato a Monaco di Baviera, raffigurante Carlo il Calvo sul trono. Fonte foto: dalla rete

Bibliogafia: Origine de’ feudi di Giacinto Dragonetti

 

Davide Alessandra, laureando in giurisprudenza e studente di archivistica, paleografia e diplomatica presso la scuola dell’Archivio di Stato di Palermo.

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Un pensiero su “L’origine dei feudi

  • 3 Gennaio 2019 in 7:11
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    Molto interessante, alcuni concetti mai sentiti prima.
    Ad esempio, che in un primo tempo gli ecclesiastici avessero chiesto l’esenzione dall’obbligo di aiuto militare e poi ci ripensarono.

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