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Le catacombe cristiane

L’archeologo Orazio Marucchi sostenne che “le catacombe si possono considerare la culla del Cristianesimo e l’archivio della Chiesa delle origini”. Proviamo allora a rispondere a sei semplici domande, fondamentali per avvicinarsi all’argomento.

 

 – Da dove derivano i nomi attribuiti alle catacombe?

Il nome delle catacombe veniva determinato da motivazioni diverse, dovute a circostanze particolari o a consuetudini dell’epoca. Nella maggioranza dei casi le catacombe presero il nome dal donatore del terreno, come le Catacombe di Pretestato, di Domitilla, di Commodilla, di Panfilo, di Ponziano, di Calepodio, di Priscilla. Oppure hanno il nome del martire più noto lì sepolto, come le Catacombe di San Sebastiano, di Sant’Agnese, dei Santi Marco e Marcelliano, dei Santi Marcellino e Pietro. Una eccezione è sicuramente rappresentata dalle Catacombe di San Callisto che prendono il nome dal papa martire Callisto I che, prima del suo pontificato, ne fu per quasi venti anni l’amministratore.

 – Perchè l’uso del termine catacomba?

Il termine “catacomba” invece fu un neologismo cristiano medioevale che sostituì quello pagano di “necropoli”. I cristiani usarono dapprima il termine “cimitero” impiegando il verbo greco “koimao”, che significa “dormire”, per indicare il luogo del sonno dove si attendeva la resurrezione dei corpi. Ciò spiega anche la nascita dei martirologi e perchè i cristiani chiamassero il giorno della morte di un martire, “dies natalis”, cioè giorno della nascita in cielo. “Catacumbas” era per i romani una località dell’Appia Antica che presentava delle cave di pozzolana dalle quali erano estratti i blocchi di tufo adibiti alla costruzione delle mura della città. Proprio in questo luogo ebbero origine le Catacombe di San Sebastiano, chiamate nei documenti antichi “Cyniterium Catacumbas ad sanctum Sebastianum via Appia“. Nel Medioevo il termine “Catacomba” passò a designare tutti i cimiteri sotterranei paleocristiani.

 – E’ vero che erano luoghi segreti?

Assolutamente no. L’esistenza delle catacombe fu protetta dalla legge romana che considerava luogo sacro ogni sepolcro prescindendo dalla religione a cui esso apparteneva. Non è dunque vero che le catacombe fossero luoghi segreti, sconsciuti alle autorità. Le catacombe erano talmente tanto note che per ben due volte furono confiscate, la prima confisca durò due anni,dal 258 al 260, su ordine dell’Imperatore Valeriano, circostanza in cui morì Papa Sisto II sorpreso a celebrare una liturgia nelle Catacombe di San Callisto, la seconda, nel 303, su ordine di Diocleziano, durò sette anni. Tali confische avvenivano perchè i cristiani, perseguitati e privi di basiliche, celebravano spesso i loro riti nei cimiteri.

 – Chi si occupava di scavare le tombe?

I cristiani, se riuscivano ad evitare la cremazione, non potevano evitare i vespillones, coloro che trasportavano e seppellivano i cadaveri per i pagani. Col tempo, poi, e la necessità di scavare, nacque un nuovo mestiere, quello di fossore.
I fossori tagliavano pietre, scavavano, costruivano i cimiteri sotterranei, gallerie e loculi con strumenti da taglio e scalpelli. Erano anche addetti alla sorveglianza dei cimitieri e spesso si improvvisavano pittori affrescando gli intonaci delle pareti. Questa professione divenne tra le più remunerative anche perchè, pur di essere sepolti vicini ad un martire, i cristiani non lesinavano dal ricorrere alla corruzione del fossore. Con queste pratiche i fossori eguagliarono in cattiva fama i vespillones, i becchini pagani noti per la loro corruzione. Fu per tali ragioni che Papa Gregorio Magno abolì l’uso di pagare il sepolcro.

 – Quante sono le catacombe in Italia?

Le catacombe in Italia sono sparse su tutto il territorio e molte di queste sono visitabili. Nel sottosuolo di Roma esistono più di 40 catacombe che si snodano per circa 150 km e su più livelli. Le più antiche sono quelle di San Sebastiano e dei Santi Marcellino e Pietro. A Napoli ce ne sono 11, in maggior parte ubicate nel Rione Sanità. Tra esse sicuramente le più importanti sono le Catacombe di San Gennaro che coprono circa 5600 metri quadrati scavati nel tufo della collina di Capodimonte e ospitano circa 2000 loculi e 500 arcosoli. Non mancano catacombe in città più piccole come quelle di Colle San Quirico a Paliano, di Santa Savinilla a Nepi, le Catacombe di Concordia Sagittaria e quelle di Santa Cristina a Bolsena.

 – Che valore artistico serbano le catacombe?

L’arte delle catacombe, estremamente semplice e simbolica, ha un valore inestimabile. Terminate le persecuzioni, soprattutto al tempo del papa San Damaso, le catacombe divennero veri e propri santuari dei martiri, centri di devozione e di pellegrinaggio di cristiani da ogni parte dell’impero romano. Si arricchirono quindi di sculture, mausolei, piccole basiliche e preziosi affreschi. Le pitture, i mosaici, i rilievi dei sarcofagi, le arti minori rievocano sempre storie bibliche, a volte presentano richiami propri del mondo romano –  come i banchetti o anche il Mercurio crioforo trasformato in Cristo buon pastore -, altre presentano i volti dei primi santi e martiri.
Sono tutte testimonianze fondamentali nella storia del cristianesimo. Come disse Orazio Marucchi, sono “materiale prezioso per poter illustrare gli usi e i costumi degli antichi cristiani e la storia delle persecuzioni da loro sofferte. Ci permettono, inoltre, di dimostrare l’identità della fede vissuta nei primi secoli con il Credo che oggi noi professiamo”.

 

 

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

In copertina arcosolio con affresco presente nelle Catacombe di San Gennaro a Napoli.

Bibiografia: L. Hertling, E. Kirschbaum, Le catacombe romane e i loro martiri

C. Pavia, Guida delle catacombe romane

 

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