Memorie della Grande Guerra: la presa di Gorizia

La Sesta Battaglia dell’Isonzo iniziò il 4 agosto del 1916 nel settore di Monfalcone. Il VII corpo eseguì una generica azione che tenne impegnato il nemico infliggendogli serie perdite ed il giorno rinnovò gli sforzi persuadendo ancora l’avversario di un nuovo attacco, impedendogli di spostare forze verso Gorizia, vero obiettivo dell’impresa.

Il giorno 6, alle sette del mattino principiò la nostra artiglieria da Tolmino al mare. Sul San Michele si concentrò un fuoco metodico per spianare la strada alle fanterie. Alle 16 le batterie allungarono gradatamente il tiro e le fanterie scattarono. Dieci colonne si lanciarono sull’avversario. Fu preso il Sabotino, le truppe proseguirono sino all’Isonzo. La vetta del Podgora resisteva tenaciamente, caddero invece Monte Calvario ed il Granfenberg, considerati per oltre un anno come roccaforti inespugnabili. Pure Oslavia fu conquistata, al San Michele furono occupate quattro cime. Alla sera il sucesso italiano era palese, gli austriaci tenevan ancora Valle Piumizza, quota 188, l’altura di Piuma e la vetta del Podgora. Ogni contrattacco sul San Michele era stato respinto, nonostante l’afflusso di rinforzi nelle fila austriache, e l’Isonzo era stato raggiunto ma non passato. Anche nella notte i contrattacchi austriaci furono respinti sanguinosamente.

Il giorno 7 la nostra pressione sulle postazioni nemiche aumentò e caddero in nostro possesso le trince di Valle Piumizza e quota 188. Gli austriaci provarono a concentrare le loro forze in un irruento contrattacco a Monte Calvario, ripetuto quattro volte e quattro volte rigettato. L’8 agosto il nemico si rassegnò alla ritirata della testa di ponte sulla riva sinistra dell’Isonzo. Molti reparti non ricevettero l’ordine e continuarono a combattere. Alle 5 il nemico fece saltare i ponti sull’Isonzo meno quello di Salcano, fu da qui che passarono i nostri, poi, a guado, superarono anche l’Isonzo di fronte a Gorizia. Sulla riva destra dell’Isonzo, si trovava solo un reggimento croato agli ordini del generale Zeidler che ordinò la ritirata ad est della città. Gorizia così rimase priva di difese. Nella notte la disfatta austriaca apparve totale, il nemico si ritirava e si riorganizzava nella seconda linea del campo trincerato.

Il giorno 9 la bandiera tricolore fu issata sulla stazione ferroviaria di Gorizia. L’aveva portata un giovane ufficiale, Aurelio Baruzzi, che aveva guadato l’Isonzo per primo. Le nostre truppe occuparono la città e la sua piana per poi lanciarsi all’inseguimento del nemico, cozzando contro la seconda linea del campo ben difesa dalle truppe asburgiche. La nostra offensiva ebbe successo nel settore del San Michele dove avanzammo verso il Vipacco e nella notte il nemico preferì ritirarsi oltre il Vallone.

Il comando supremo, entusiasta per la vittoria, ordinò di continuare l’attacco per raggiungere anche la seconda linea difensiva alle spalle della città. Nei giorni successivi si tentò quindi di rompere la resistenza avversaria, ma senza grandi risultati. Le operazioni furono definitivamente sospese il 16. Il successo era pieno. Ci si era prefissi la conquista della testa di ponte ed invece l’offensiva aveva travolto anche la linea dell’Isonzo, il caposaldo del San Michele e l’ultima linea difensiva del campo trincerato.

Il Duca d’Aosta poteva esultare: “Vittoriosi della Terza Armata! Nei combattimenti dei giorni passati, coronati dalla presa di GOrizia, avete scritto la pagina fino ad ora più bella della nostra guerra. Il mio cuore di soldato, infiammato di gratitudine, batte col vostro; ed io mi inchino riverente, ma fiero, ai gloriosi caduti”.

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: R. Raja, La Grande Guerra giorno per giorno; A. Sema, La grande Guerra; J. R. Schindler, Isonzo. Il massacro dimenticato della Grande Guerra

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