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Memorie della Grande Guerra: la Terza e la Quarta Battaglia dell’Isonzo

Il 18 ottobre 1915 si aprì la Terza Battaglia dell’Isonzo. A mezzogiorno l’artiglieria italiana inaugurò un violento bombardamento delle linee austriache su un fronte di cinquanta chilometri, dalle Prealpi Giulie a Monfalcone. Cadorna ora puntava su Gorizia, abbandonando la spinta verso Trieste. Positivi furono gli assalti su Monte San Michele, ma i contrattacchi austriaci resero nulli i nostri sforzi.

Intanto l’idea di una guerra rapida iniziava ad essere faticosamente abbandonata dall’opinione pubblica. A settembre sabotatori austriaci avevano distrutto la corazzata Benedetto Brin, ancorata nel porto di Brindisi, in una impresa che costò la vita a 456 nostri marinai. Il ministro della guerra, il generale Vittorio Zupelli, aveva di gran lunga sottovalutato il costo del conflitto e fu necessaria una contrazione della fornitura degli armamenti. Come la maggior parte dei generali e dei politici italiani, il ministro aveva ritenuto che la vittoria sull’Austria fosse a portata di mano. Ora che Roma aveva pure aperto il conflitto anche alla Bulgaria si iniziava a sentire la necessità di riconsiderare le spese preventivate. Il nostro indotto industriale andava aumentando in maniera impressionante. Gli stabilimenti italiani ad inizio guerra erano 125 con 115.000 operai impiegati. A fine guerra saranno 1976 con oltre 900.000 operai occupati.

La Terza Battaglia dell’Isonzo fu un disastro. La conquista di Gorizia non sarebbe stata decisiva da un punto di vista militare, ma avrebbe potuto rappresentare un duro colpo per il morale del nemico. Cadorna aveva concepito un piano in due fasi. Tutto avrebbe preso avvio con attacchi a nord e sud della città, a Plava e sul Carso settentrionale, poi un assalto diretto avrebbe sancito la vittoria. Per realizzare il piano, il generale aveva raccolto una forza corrispondente ai due teri dell’esercito regio, ventinove divisioni con 338 battaglioni di fanteria, all’incirca 350.000 fucilieri. Ovviamente gli austriaci erano al corrente dei progetti italiani, il supporto informativo di Boroevic aveva intercettato numerosi messaggi italiani che annunciavano l’offensiva. Tutti i movimenti italiani lungo l’Isonzo furono tenuti sotto controllo ed alla fine i ripetuti assalti dei nostri fanti non ottennero alcun effetto. Il bombardamento delle postazioni nemiche, iniziato il 18 ottobre, cessò il 21, dopo settanta ore, ma tutti i tentativi di avanzamento furono inutili. Lo si era capito già: finchè sparava l’artiglieria italiana, le trincee austriache erano sgombre ma si riempivano prima dell’assalto.

Ogni conquista veniva vanificata dai contrattacchi nemici che costringevano gli italiani a retrocedere alle posizioni di partenza. Nonostante ciò Cadorna decise egualmente d’iniziare la seconda fase attaccanto le postazioni austriache prossime a Gorizia, quindi il Sabotino, Oslavia, il Podgra. L’attacco fu affidato al generale Luigi Capello, i suoi soldati mostrarono tenacia ed abnegazione, ma la tattica era brutale e fallimentare. Grandi spargimenti di sangue si contarono sul Monte Calvario, sul Sabotino, su Quota 121. Intere brigate e divisioni furono sottoposte a continui massacri soltanto per tornare il giorno successivo sulla stessa collina, mostrando un’eccezionale resistenza. Il Monte San Michele ed il monte Sei Busi furono teatro di feroci attacchi ed a novembre, quando l’azione si arrestò, le perdite italiane salivano a 67.000 uomini e alcune brigate praticamente annientate. Dopo diciotto giorni di scontri, non si era registrato nessun passo in avanti.

Il 10 novembre si accese la Quarta Battaglia dell’Isonzo. L’imperturbabile Cadorna lanciò l’ennesimo tentativo nella convinzione di poter provocare il collasso delle difese avversarie e i suoi soldati andarono ancora a farsi massacrare. Per tutta la lungezza del fronte i cannoni della 2° e della 3° Armata aprirono un fuoco di particolare intensità, soprattutto nei settori del San Michele, del Podgora e di Plava, numerosi rifugi sotterranei e sezioni di trincea furono distrutti ed alle 4 del pomeriggio, baionette inastate, la fanteria di Capello uscì dalle trincee e si lanciò alla carica sul nemico. Come al solito artiglieri e fucilieri austriaci erano sopravvissuti in numero sufficiente per fermare i nostri fanti prima che potessero raggiungere le trincee.

Il 18 novembre un violento bombardamento, preannunciato da volantini lanciati dai nostri aerei, si abbatté anche su Gorizia, per tre ore e mezza. La città non era stata evacuata, appena diecimila cittadini, meno di un terzo della popolazione, aveva preferito allontanarsi. Fino ad allora una direttiva generale aveva vietato il bombardamento delle città a maggioranza italiana e quindi poche bombe avevano raggiunto Gorizia malgrado essa ospitasse al suo internomolte posizioni militari austriache. Ora però era tutto diverso, al IV corpo del generale Capello fu dato l’ordine perentorio di conquistare la città isontina ad ogni costo. Nel corso di quella mattinata piovverò su Gorizia più di 3000 granate, ci fu una breve pausa poi bombardamenti aerei concentrati sulle postazioni delle artiglierie nemiche e dei magazzini. All’inizio del pomeriggio, un quarto dei 2000 edifici goriziani risultava distrutto e centinaia di civili erano morti o feriti. I danni che patì Gorizia furono gravi, il vantaggio per l’Italia fu pari zero. Circa settemila cittadini abbandonarono rapidamente la città e la popolazione complessiva si ridusse a soli tremila unità, meno di un decimo rispetto a quella della guerra.

La spinta dell’esercito, su tutto il fronte, si impantanò nelle pioggge torrenziali del mese. Anche sul Carso non si ottennero successi. I nostri eran stanchi e demoralizzati, il rancio era scarso, carichi di paura e già pativano il gelo d’innanzi all’inverno che appena andava avvicinandosi. L’unico piccolo avanzamento che venne registrato al 5 dicembre, data in cui si sospende ufficialmente la battaglia, era avvenuto a nord di Gorizia, tra Oslavia e Quota 188, senza però raggiungere l’abitato di Piuma e quindi la riva destra dell’Isonzo. Per due giorni ancora – il 2 ed il 4 dicembre – i cannoni italiani avevano aperto il fuoco su Gorizia. Cadorna aveva così distrutto la città che avrebbe dovuto liberare.

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: R. Raja, La Grande Guerra giorno per giorno; A. Sema, La grande Guerra; J. R. Schindler, Isonzo. Il massacro dimenticato della Grande Guerra

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2 commenti

  1. corrado Di Stefano

    Si desidera conoscere se 75° Reggimento fanteria Brigata Napoli ha commbattuto le battaglie dell’Isonzo e quali !!

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