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Sistemi monetari preunitari: la Patria del Friuli

Come ringraziamento per l’aiuto ricevuto, il 3 aprile 1077 l’Imperatore Enrico IV nominava Sigeardo di Beilstein, già Patriarca di Aquileia, Duca del Friuli dando così origine al Principato Ecclesiastico di Aquileia, feudo diretto del Sacro Romano Impero.

Nel decreto di nomina non si accenna al “Diritto di Zecca” anche se Poppone, Patriarca tra il 1019 ed il 1042, aveva battuto moneta a nome dell’Imperatore Corrado II.

Per circa cento anni il circolante nella Patria del Friuli sarà costituito esclusivamente da Denari Frisacensi, solo con Gotifredo di Hohenstaufen, Patriarca dal 1182 al 1194, inizieranno delle emissioni caratterizzate dalla leggenda “Aquilegia” al diritto.

Con Volchero von Ellenbrechtskirchen, 1204 al 1218, “Aquilegia” finisce nel rovescio, sostituita al diritto dal nome del Patriarca.

La Patria del Friuli ha continuato ad esistere fino alla conquista veneziana del 1420 e durante questi trecentocinquanta anni la contabilità si teneva in Marchi da 8 Lire Acquileiensi, con una Lira corrispondente a 20 Soldi di 12 Piccoli.

Come in altre nazioni dell’epoca Lira e Marco erano solo monete “di conto”, le uniche specie realmente coniate erano il Piccolo, 1/240esimo di Lira, ed il Denaro, pari a 14 Piccoli.

Questo era lo schema della monetazione aquileiense:

12 Piccoli = 1 Soldo

1 Soldo e 1/6 = 1 Denaro

17 Denari ed 1/7 = 1 Lira

8 Lire = 1 Marco

Con rozza approssimazione si può dire che nell’economia furlana il Piccolo Acquileiense svolgeva il ruolo che, nella Serenissima, era svolto dal Denaro Piccolo Veneziano, mentre il Denaro andava ad occupare quella del Grosso.

Come per il Grosso anche il Denaro Acquileiense era diventato base per alcune monete di conto, Lira di Denari, Fertone e Marco di Denari.

Lo schema dei valori relativi è il seguente:

20 Denari = 1 Lira di Denari

2 Lire di Denari = 1 Fertone

4 Fertoni = 1 Marco di Denari

Per convertire questi importi in moneta di Piccoli basta ricordare che nella Patria del Friuli il Denaro era tariffato a 14 Piccoli.

È impossibile descrivere tutte le evoluzioni ponderali delle monete patriarcali però, a titolo di esempio, vi riporto che il capitolato della Zecca Furlana per l’anno 1356 stabiliva che da un Marco di Venezia, 1 Marco = 238,5 g di pasta metallica si dovevano ricavare o 768 Piccoli o 248 Denari.

La fusione invece andava preparata con 139 parti di fino e 1013 parti di Rame nel caso dei Piccoli e 659 parti di fino e 493 parti di Rame per i Denari.

Risulta evidente come il Fino di un Denaro fosse maggiore del 4,87% rispetto a quello di 14 Piccoli.

Il Patriarca era consapevole di ciò ed aveva affrontato il problema stabilendo che nessuno era tenuto ad accettare in pagamento Piccoli per un importo superiore a 10 Soldi.

Il capitolato stabiliva anche che le monete, una volta coniate, prima di essere distribuite dovevano essere saggiate.

Materialmente il controllo si effettuava confrontando alla bilancia 248 di queste con un Marco campione, ed erano considerate buone quando non era necessario toglierne o aggiungerne più di tre per portare i piatti in equilibrio.

Questo ci dice, indirettamente, che in una compravendita se l’importo in oggetto era di 248 Denari Aquileiensi il venditore poteva verificare l’importo ricevuto tramite il saggio alla bilancia e rifiutare il pagamento qualora il peso fosse calante oltre la tolleranza.

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Enrico Pizzo

Bibliografia: A. Zub, ” Le monete del Patriarcato di Aquileia “, 2012; G. Bernardi, ” Monetazione del Patriarcato di Aquileia “, 2014

 

 

Enrico Pizzo, classe ’74, residente sui Colli Euganei. Appassionato di storia veneta e storia dei sistemi monetari preunitari.

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