Storia e legge nel Pentateuco

Ciò che dà unità ai primi cinque libri del Vecchio Testamento, ovvero Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio che compongono il Pentateuco, è il racconto storico che porta il lettore dai giorni della creazione alla morte di Mosè, attraverso la storia dei patriarchi, della discesa in Egitto, dell’Esodo, dell’alleanza del Sinai, della peregrinazione nel deserto. Il tratto più esteso di quest’insieme di libri è rappresentato dalle leggi, inserite nel racconto come parte saliente dalla rivelazione divina fatta a Mosè.

Questa integrazione tra legge e storia nel Pentateuco è un aspetto molto importante. La teologia della legge fu determinata, per Israele, dalla teologia della storia ed esse furono sempre concepite come parte della storia della salvezza. Gli obblighi legali che vincolano gli ebrei rappresentano la loro accettazione del messaggio di Dio, la loro risposta all’intervento di Dio nella storia. Dio ha scelto il suo popolo e questo ha accettato Dio divenendo una nazione teocratica, una nazione il cui carattere distintivo è la legge.

La preparazione divina per la scelta del popolo ebraico segue subito il dramma della Genesi coi patriarchi. L’iniziativa divina raggiunge il suo apice nella liberazione degli ebrei e nella proclamazione dell’alleanza del Sinai con tutti gli obblighi che ne derivano, così nel resto dell’Esodo e in tutto il Levitico, a solenne ratifica dell’alleanza, vengono presentate le norme che regolano la vita culturale del popolo eletto.

La libera scelta di Israele, da parte di Dio, fu il traguardo e l’adempimento delle promesse fatte ai patriarchi, ma queste stesse promesse si accompagnano ad un atto di elezione: Abramo fu scelto da Dio per essere suo strumento, i suoi eredi pure. In maniera più sottile, già nei primi capitoli della Genesi si rivela il piano divino in atto con l’eliminazione di coloro che non hanno ruolo attivo nel compimento del piano stesso, per esempio nelle genealogie si elencano tutti i discendenti ma l’attenzione è concentrata su quelli che sono oggetto dell’elezione divina. Tutto ciò è ratificato dall’alleanza che si rinnova: la prima con Adamo, la seconda con Noè, la terza con Abramo, la quarta con Mosè. Quest’ultima, in vista della quale sembra siano state stabilite tutte le precedenti, è il vertice del Pentateuco. A ciò segue poi la legge derivante sempre dall’alleanza del Sinai e maturata attraverso tutta la storia di Israele.

Si parla dapprima della costruzione di un santuario, dei suoi arredi, della consacrazione dei sacerdoti, poi del rinnovamento dell’alleanza e delle tavole della legge, infine dell’erezione del tabernacolo. Varie norme disciplinano sacrifici, purità rituale e decime intersecandosi con la narrazione dell’ordinazione di Aronne e dei suoi figli e con quella del giorno dell’Espiazione. Ulteriori prescrizioni seguono sull’ordinamento delle dodici tribù ancora intrecciandosi con fatti storici: il viaggio dal Sinai a Moab. Il quinto libro, l’ultimo, ci presenta Mosè che rievoca gli avvenimenti passati, spiega al popolo il senso dell’alleanza ed a ciò segue il codice deuteronomico, sanzionato da una serie di maledizioni e benedizioni. La scelta di Giosuè da parte di Mosè, il suo canto di lode e di ringraziamento, la benedizione delle tribù ed il racconto della sua morte e sepoltura chiudono il Pentateuco.

A causa della sua intima ed evidente connessione con la storia, dunque, la teologia di Israele rimase sempre viva ed adattabile ai nuovi contesti che segnavano il percorso degli ebrei guidati da Dio verso il traguardo escatologico. La storia d’Israele fu scritta e interpretata alla luce della sua situazione contemporanea in cui l’elezione era preceduta da una promessa e, allo stesso tempo, si esprimeva in essa. Questa elezione è uno degli aspetti più profondi del Pentateuco.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina: Il Mosè di Michelangelo. Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: E. H. Malvy, Introduzione al Pentateuco

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