Giannini e L’Uomo Qualunque

L’8 agosto del 1944, dopo aver fondato il settimanale L’Uomo Qualunque, il commediografo Guglielmo Giannini, proclamò anche la nascita del movimento politico. Giannini era nato a Pozzuoli il 14 ottobre del 1881 ed il suo partito avrebbe ottenuto il suo massimo successo alle elezioni per la Costituente del 1946 con 32 seggi e ben figurato alle amministrative (primo partito a Palermo, Foggia, Lecce, supporto fondamentale alle liste vincenti a Bari, Catania, Messina, Salerno con monarchici e liberali, 72 mila voti ottenuti a Napoli e 105 mila a Roma). Un rapido declino lo travolse fino a spazzarlo via.

Giannini, era cresciuto sulla base degli ideali libertari del padre, aderì al comunismo ma se ne allontanò, poi al fascismo ma pure da questo si scostò esprimendo le sue idee nel libro “La folla. Seimila anni di lotta contro la tirannide”, scritto durante l’occupazione tedesca di Roma e pubblicato nel luglio del 1945. A leggerlo sembra il sottostrato politico di “Siamo uomini o caporali”, film interpretato da Totò: Giannini individuò una “folla”, fatta di galantuomini, gente che vorrebbe vivere del proprio lavoro, tranquilla ed in pace, tartassata da secoli da “capi” identificati con i politici. Giannini si face assertore di una sorta di “Stato amministrativo”, inesistente in economia, gestito da tecnici, burocrati, semplici funizionari. Tutto questo si riversò nel suo partito.

Il partito cercò di intercettare la sfiducia verso il nascente sistema partitico e ci riuscì. Giannini riscosse ampi consensi in tutti i centri urbani meridionali conducendo un’aspra polemica contro il ceto politico affermatosi con la Resistenza, ma dal punto di vista programmatico presentò una mescolanza indefinita di istanze e componenti ideologiche: rifiutò la partitocrazia facendo appello ad “un buon ragioniere che diriga il Paese per un anno e poi lasci il posto ad un altro ragioniere”; fu anticomunista, persino “antipartigiano”, ma flirtò in più momenti coi comunisti arrivando addirittura ad elogiare Stalin come “uno degli uomini più intelligenti che siano mai apparsi nella storia dell’umanità”;  fu liberista per la piccola azienda ma statualista con la grande industria; cercò di essere partito conservatore e di stabilità sociale contestando però i nuovi equilibri politici e spaventando così gli industriali del Nord che si rifiutarono di sovvenzionarne la stampa quando neppure le banche gli fecero più credito.

Sostenne Giannini: “ci occorrono degli amministratori, non dei politici. Ci vogliono strade, mezzi di trasporto, viveri, una moneta modesta ma seria, una politica rispettabile… Per far questo basta un buon ragioniere … che entri in carica il primo di gennaio, che se ne vada al 31 di dicembre, che non sia rieleggibile per nessuna ragione… Siamo disposti a chiamarlo anche re e imperatore: a patto che cambi ogni anno e che, una volta scaduto dalla carica, non possa ritornarvi almeno per altri cinque”.

Questo volto strano si riflettè nella composizione del gruppo dirigente: c’era il fascista siciliano Guido Russo Perez, c’era il generale romano Bencivenga, un liberale, e c’era il nazionalista Emilio Patrissi, siciliano, c’era il monarchico molisano Vincenzo Selvaggi e c’era il marxista napoletano Arturo Labriola, c’era anche una donna, Ottavia Penna Buscemi, esponente dell’antica aristocrazia terriera siciliana. Il declinò lo dettarono proprio loro con scissioni e trame.

Il 10 gennaio 1948 in vista delle elezioni politiche del 18 aprile successivo, il partito di Giannini entrò nel Blocco Nazionale, una coalizione elettorale di centrodestra, insieme al Partito Liberale ed all’Unione della Ricostruzione. Tale scelta originò una scissione guidata dal calabrese Vincenzo Tieri, il segretario del Partito, un altro commediografo, mentre una seconda componente del partito confluì nel Partito Nazionale Monarchico.

Quando la Democrazia Cristiana iniziò ad apparire sempre più chiaramente come il più sicuro scudo anticomunista alla grande massa degli elettori, L’Uomo Qualunque scomparve lasciando solo ricordi.

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

 

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