Il Concilio di Gerusalemme

Il Concilio di Gerusalemme del 49 d.C. segna un momento fondamentale di svolta nella prima comunità cristiana. La chiesa di Antiochia era venuta a trovarsi in una situazione tale che urgeva assumere delle decisioni chiare in un’assemblema conciliare. Tutto è descritto negli Atti degli Apostoli: “Ora alcuni, venuti dalla Giuda, insegnavano ai fratelli questa dottrina: Se non vi fate circoncidere secondo l’uso di Mosè, non potete essere salvi”.

A ciò sia Paolo che Barbana si opponevano resolutamente e furono dunque inviati a Gerusalemme presso gli Apostoli e gli anziani affinchè li interrogassero su tale questione.

Essi, scortati per un tratto dagli uomini della comunità di Antiochia, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando di conversioni di pagani e suscitando grande entusiasmo nei cristiani d’origine ebraica. Giunti poi a Gerusalemme furono ricevuti dagli Apostoli e dagli anziani e riferirono gli interrogativi dei cristiani di Antiochia.

La tesi di Paolo venne alla fine accettata anche se restarono alcuni elementi della tradizione ebraica: “Quand’essi ebbero finito di parlare, Giacomo aggiunse: ‘Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: Dopo queste cose ritornerò / e riedificherò la tenda di Davide che era caduta; / ne riparerò le rovine e la rialzerò, / perchè anche altri uomini cerchino il Signore / e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome, / dice il Signore che fa queste cose da lui conosciute / dall’eternità. Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani, ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue. Mosè infatti, fin dai tempi antichi, ha chi lo predica in ogni città, poichè viene letto ogni sabato nelle sinagoghe’. Allora gli Apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa decisero di eleggere alcuni di loro e di inviarli ad Antiochia insieme a Paolo e Barbana: Giuda chiamato Barsabba e Sila, uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli. E consegnarono loro la seguente lettera: ‘Gli Apostoli e gli anziani ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni da parte nostra, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con i loro discorsi sconvolgendo i vostri animi. Abbiamo perciò deciso tutti d’accordo di eleggere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Barnaba e Paolo…”.

A prima vista questa decisione non fu pienamente compresa. Il superamento della circoncisione rappresentava senza dubbio il superamento della Legge di Mosè e quindi il distacco del Cristianesimo dalla tradizione giudaica e la sua apertura cattolica, cioè universale.

Si ebbe così la piena affermazione di Gesù Cristo come unica via di salvezza e si evita di divenire una delle tante sette giudaiche sparse nell’impero romano. Coì nella Lettera a Diogneto un anonimo del II secolo potè scrivere: “I cristiani non si distinguono dagli altri uomini nè per territorio, nè per lingua, nè per costumi. Non abitano città proprie, nè usano un gergo particolare, nè conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è la scoperta del pensiero e della ricerca di qualche genio umano, nè aderiscono a correnti filosofiche, come fanno gli altri. Ma, pur vivendo in città greche o barbare e uniformandosi alle abitudini del luogo nel vestito, nel vitto e in tutto il resto, danno l’esempio di una vita mirabile, o meglio – come dicono tutti – paradossale. Abitano nella propria patria, ma come pellegrini, partecipano alla vita pubblica come cittadini, ma da tutto sono staccati come stranieri; ogni nazione è la loro patria, e ogni patria è una nazione straniera. Si sposano come tutti e generano i figlioli, ma non abbandonano i loro nati. Hanno in comune la mensa, ma non il letto. Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi vigenti, ma con la loro vita superano le leggi. Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Non sono conosciuti e sono condannati. Vengono uccisi, ma essi ne attingono la vita… Gli ebrei li combattono come nemici e i greci li perseguitano; ma chi li odia non se ne sa spiegare il perchè. Per dire tutto in breve: i cristiani sono nel mondo ciò che l’anima è nel corpo. L’anima è diffusa in tutte le membra e i cristiani abitano in tutte le città della terra. L’anima, pur abitando nel corpo, npn è del corpo e i cristiani, pur abitando nel mondo, non sono del mondo… Non vedi che i cristiani vengono gettati alle belve perchè rinneghiino il Signore, e non sono vinti? Non vedi che più ne condannano a morte, più si accrescono di numero? E’ chiaro: questo non pu essere frutto dell’agire umano, ma della potenza di Dio, ed è una prova della sua presenza” (A Diogneto, in M. Lemonnier, Storia della Chiesa, pp. 98-99).

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra
Fonte foto: dalla rete

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