La spedizione di Alessandro Malaspina

Alessandro Malaspina, nato a Mulazzo, in Toscana, nel 1754 e cresciuto a Palermo, insofferente alla vita religiosa, si era prima fatto cavaliere di Malta e poi aveva seguito suo zio, il Giovanni Fogliani, Viceré di  Sicilia, in Spagna. Decise di continuare la carriera militare nella marina di Carlo III di Spagna, dove servivano parecchi nobili nati nel Ducato di Parma o nei Regni di Sicilia e di Napoli in virtù di una antica fedeltà cavalleresca. Fu a Cadice, avviato all’accademia navale nel 1774, e qui trovò una città aperta mentalmente e geograficamente, il porto guardava all’Atlantico, la gente al vento illuminista che arrivava dal Mediterraneo. Così incontrò i giovani marinai Espinosa, Belmonti, Canelas, Alcalá Galiano, Vernaci che sarebbero divenuti il meglio della marina spagnola e che l’avrebbero seguito nella spedizione che gli diede fama universale.

A bordo della fregata Santa Teresa partecipò alla battaglia a largo di Melilla assediata dal Sultano del Marocco, più tardi ebbe un ruolo importante nella battaglia svoltasi al largo del capo di Santa María. Dopo la cattura da parte della squadra comandata dall’ammiraglio George Rodney, a Malaspina venne consentito di rimanere sulla San Julián ma con lo scatenarsi di una forte tempesta durante la notte e la minaccia di schiantarsi sugli scogli a causa della scarsa conoscenza dei luoghi da parte degli inglesi, Malaspina pretese di riprendere il comando e, una volta riconquistata la nave, rientrò a Cadice sotto la bandiera spagnola. Nel 1782 era già capitano di fregata e comandò l’Assunta nelle Filippine.

Rientrato dalle Filippine fece un giro di circumnavigazione intorno al globo, che durò due anni, a bordo della fregata Astrea che lo rese il tredicesimo marinaio che riuscì a girare il mondo. Fu durante questo viaggio che penso a quello che avrebbe successivamente realizzato con le corvette Descubierta e Atrevida.

La Spagna possedeva ancora il più grande dominio coloniale sul pianeta, ma lo scenario politico e militare era decisamente cambiato e le potenze del secolo, per superarsi, guardavano alla grande e sconosciuta estensione d’acqua tra Asia e America. La presenza inglese nel Pacifico s’era così fatta sempre più minacciosa e preoccupava pure la penetrazione russa lungo la costa nordoccidentale delle Americhe. La Spedizione Malaspina dunque aveva due obiettivi: aumentare le conoscenze geografiche e scientifiche e valutare la salute del vasto impero spagnolo, in particolare lungo la costa occidentale del Nord America dove inglesi e russi stavano espandendo le loro sfere di influenza.

La spedizione, senza dubbio quella con più ricchezza di mezzi di tutti quelli della corona spagnola del XVIII secolo, ricevette l’approvazione di Carlo III, due mesi esatti prima della sua morte.

Le fregate Descubierta e Atrevida da 350 tonnellate, con un armamento di 22 cannoni e una dotazione 100 uomini ciascuno, costruite a La Carraca, appositamente progettate per il viaggio, furono battezzate da Malaspina in onore delle navi di James Cook. Salparono da Cadice il 30 luglio 1789, portando a bordo astronomi e idrografi come Juan Gutiérrez de la Concha, scienziati come José del Pozo, i pittori José Guío e Fernando Brambila, il cronista Tomás de Suria, il botanico Luis Née, i naturalisti Antonio Pineda e Tadeo Haenke. C’erano 204 marinai, 2 medici, 2 cappellani, un cartografo, quattro piloti. Tra essi si contarono 20 morti nei cinque anni della spedizione.

Malaspina era al comando della Descubierta e José de Bustamante dell’Atrevida. Salparono da Cadice, il 30 luglio 1789, passando per le Isole Canarie e l’arcipelago di Capo Verde, attraversarono l’Oceano sino a Montevideo e al Río de la Plata, navigarono lungo la costa della Patagonia, arrivando al porto di Deseado, per poi raggiungere le Falkland. Dopo aver avvistato la Terra del Fuoco e aver girato il Capo Horn che segna il limite settentrionale del Drake Pass (Stretto di falci), il mare che separa il Sud America dall’Antartide. All’inizio del 1790 raggiunsero le acque del Pacifico e, salendo verso nord, arrivarono a Chiloe, Valparaíso, Conquimbo, l’isola di Juan Fernández e da lì arrivarono anche a Callao, dove rimasero dal 28 maggio fino a metà settembre 1790. Tutte le visite furono sempre accompagnate da studi, rilievi e raccolta dati. All’inizio di ottobre del 1790 raggiunsero Guayaquil dove rimasero poco più di un mese e dove ricevettero le prime notizie della Rivoluzione Francese. Malaspina studiò le coordinate geografiche, redasse osservazioni di natura astronomica, disegnò carte idrografiche, analizzò sistemi per lo scorbuto, identificò specie sconosciute di fauna e flora e studiò lo stato economico e sociale dei possedimenti spagnoli in America. Si diressero a Panama dove osservarono e studiarono i livelli di entrambi gli oceani prospettando la possibilità di costruire un canale che mettesse in comunicazione l’Atlantico e il Pacifico, ispezionò le coste del Guatemala e della Nuova Spagna. Durante il suo viaggio intorno al mondo, Malaspina documentò meticolosamente anche le condizioni delle tribù native e le piante delle aree costiere del nord-ovest del Pacifico. Ad Acapulco, Malaspina ricevette notizia che la sua rotta era stata mutata, Carlo IV volle fargli raggiungere l’Alaska col compito di scoprire se esistesse un passaggio a Nord-Ovest dalla costa del Pacifico all’Atlantico! Le navi di Malaspina raggiunsero la baia di Yakutat nel giugno 1791 e vi si ancorarono per un mese, permettendo agli scienziati della spedizione di studiare il popolo Tlingit a fondo. Poi Malaspina si spostò a Vancouver. Qui si effettuarono nuovi rilievi, nuovi studi e, dopo aver rifornito le navi, la spedizione salpò di nuovo, lasciando i soldati dell’avamposto con forniture e strumenti medici. Malaspina entrò nello stretto di Juan de Fuca, vicino all’attuale Seattle, e proseguì verso sud per esplorare la foce del fiume Columbia. Non riuscì a localizzare un passaggio a nord-ovest, fece una sosta finale all’insediamento e missione spagnoli a Monterey, in California, prima di navigare verso le Filippine, la Nuova Zelanda e l’Australia. Dopo un periodo di riposo a Tonga, la spedizione rientrò a Cadice nel settembre 1793.

La situazione politica in Europa al rientro della spedizione era profondamente mutata. Nel corso dei cinque anni precedenti il trono spagnolo era passato nelle mani del debole Carlo IV e la politica era affidata al giovane Manuel Godoy, primo ministro ambizioso, corrotto e spregiudicato, nonché favorito del re e della potente regina Maria Luisa. A Malaspina il paese apparve subito in declino. L’esperienza appena terminata, oltretutto, grazie all’ampia prospettiva che gli aveva fornito sullo stato del mondo oltre che dei possedimenti spagnoli, lo aveva rafforzato nella convinzione che fossero necessarie ampie e coraggiose riforme per evitare la rovina del paese, affrontando problemi quali il decentramento e la lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione, la liberalizzazione dei commerci e la tolleranza religiosa. Ad ogni prospettiva di riforma però gli si oppose sempre fermamente Godoy.

Malaspina si immerse in un duro lavoro per ordinare il vasto resoconto della spedizione ma fu immediatamente invitato dal governo a cassare certi contenuti perché la pubblica denuncia degli errori della politica coloniale spagnola avrebbe potuto indebolire il già debole governo. Anche Padre Manuel Gil, che lo affiancò nella redazione finale del documento, contestò le sue osservazioni sulle colonie.

Si decise che i commenti politici ed economici di Malaspina fossero riassunti e tenuti sotto forma di rapporti separati e segreti per l’uso da parte dei ministeri. Godoy voleva assolutamente evitare che le criticità e gli errori nelle colonie venissero a conoscenza dei sovrani, e questo sembrava il modo giusto per evitare anche dissapori con Malaspina, tuttavia l’ammiraglio pensò di inviare personalmente i documenti ai monarchi. Quando Godoy lo scoprì fece arrestare Malaspina con l’accusa di complottare contro lo stato. Gli fu attribuito un piano rivoluzionario per mutare il governo e così fu condannato a dieci anni di prigione, nel Castello di San Antón, a La Coruña.

Ne scontò sei senza mai smettere di proclamarsi innocente. Restò in carcere anche dopo la deposizione di Godoy e fu rilasciato grazie all’intermediazione dello stesso Napoleone, condannato all’esilio in Toscana.

Malaspina morì dimenticato da tutti, il 9 aprile 1810, dopo un tumore al colon che si era già manifestato nella sua prigionia.

Quel rapporto enciclopedico che Malaspina consegnò al governo spagnolo fu pubblicato per la prima volta solo nel 1885 dal marinaio Pedro de Novo e Colson con il nome di Viaggio politico-scientifico intorno al mondo delle Corvette Descubierta e Atrevida. Contiene 70 carte idrografiche e nautiche, più di centoquaranta mappe, opere sul magnetismo terrestre e la gravità, notizie sulle miniere più ricche del Messico e del Perù, circa 14.000 piante, studi su oltre 500 specie botaniche e minerali, circa mille immagini di tipi etnici, animali paesaggi, flora e tradizioni rappresentate nei disegni. Quella pubblicazione fu un miracolo perché, durante il processo a Malaspina, Godoy fece tutti i tentativi per eliminare i materiali della spedizione, ma a quanto pare qualche copia restò presso la Direzione di Idrografia del Ministero della Marina.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: C. Caselli, Alessandro Malaspina e la sua spedizione scientifica intorno al mondo

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