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La tattica navale dalla Campagna del 1588 alla Seconda Guerra Anglo-Olandese. Parte Sesta

Presentiamo ai nostri lettori la sesta parte di uno studio di Marco Mostarda intitolato “La tattica navale dalla Campagna del 1588 alla Seconda Guerra Anglo-Olandese” e dedicato all’evoluzione degli ordinamenti tattici e della relativa segnaletica navale che porteranno alla formalizzazione, coronata approssimativamente all’epoca della Battaglia di Lowestoft del 1665, della linea di fila: formazione che, come noto, dominerà poi incontrastata l’età della vela della guerra sul mare sino alle innovazioni introdotte, a partire dalla fine del XVIII secolo, dal pensiero di nuove generazioni di tattici brillanti incarnate da personalità come Rodney, Howe ed infine Nelson. Ringraziamo l’autore per avercene dato la possibilità. Clicca per leggere la quinta parte.

Prescindendo da sterili congetture su chi possa essere stato il consacratore della line ahead la figura di Monck risulta invece di maggiore rilievo nell’assicurare che il bagaglio di esperienze accumulato nel corso della guerra non andasse disperso in seguito alla restaurazione monarchica del 1660; in tal senso, tuttavia, importanza decisiva dovette avere il contributo del General at Sea William Penn, [78] precocemente giunto a ricoprire il ruolo di uomo di fiducia dell’ancora inesperto Duca di York. Giacomo, fratello minore del nuovo re Carlo II, aveva già ricevuto due investiture ampiamente formali alla carica di Lord High Admiral, ufficio cui era stato destinato praticamente dalla nascita: la prima nel 1637 da parte di suo padre, Carlo I, all’età di soli quattro anni; [79] la seconda nel 1649 ad opera di suo fratello, durante l’esilio in terra francese. [80] Entrato finalmente in carica nel 1660, nell’assolvimento dei suoi doveri Giacomo si dimostrò non solo amministratore coscienzioso, ma uomo incline ad ascoltare il consiglio di comandanti provati dalla battaglia, sia che essi provenissero dai ranghi repubblicani come Monck, Penn, Lawson e Mountagu; sia che fossero esponenti dell’aristocrazia di provata fede lealista come il principe Rupert. [81] In più egli ebbe la fortuna di essere servito da un segretario personale del calibro di sir William Coventry, uomo di grande abilità che apprese velocemente gli arcani dell’amministrazione navale sino alla nomina a commissario nel 1662. [82] Che il Duca di York dimostrasse in seguito di condursi bene anche in qualità di comandante in mare non è cosa da destare meraviglia: pur non essendo un soldato dall’approccio scientifico come Monck od il defunto Deane, durante l’esilio francese aveva acquisito una solida esperienza militare servendo sotto Turenne ed il principe di Condé. Al principio della sua carriera nei ranghi della Marina egli non si trovava in una posizione dissimile da quella dei Generals at Sea repubblicani, imprestati dall’esercito e privi di qualsivoglia esperienza marinaresca con la sola notevole eccezione di Blake: d’altronde anche al celebrato Monck [83] era stato affiancato in qualità di tutore John Mildmay, uno dei migliori capitani della sua generazione. Di tal fatta dovettero essere parimenti i servigi prestati da Penn, che del Duca di York fu capitano di bandiera a bordo della Royal Charles in occasione della battaglia di Lowestoft. Il 16 e nuovamente il 22 novembre del 1664, [84] mentre crescevano le tensioni diplomatiche che avrebbero portato allo scoppio della Seconda guerra anglo-olandese nel marzo dell’anno successivo e la flotta si trovava in riallestimento a Portsmouth in preparazione dell’avvio delle operazioni, il Duca di York emanò delle nuove istruzioni di navigazione e combattimento complessivamente esemplate su quelle impartite il 29 marzo (O.S.) 1653 dai Generals at Sea: la riproduzione quasi letterale dell’art. 7, che abbiamo visto prescrivere la formazione della linea di fila “to gain his wake or grain” [85] a protezione della propria ammiraglia ne è testimonianza. Come tuttavia osservato da Tunstall, [86] almeno due dei sedici articoli dettati da Giacomo risultano nuovi, e di questi il n. 15, dando evidentemente per scontata la linea di fila come modulo tattico fondamentale, la conduce a superiore perfezionamento illustrando in che modo essa possa essere formata mure a dritta o a sinistra. Il testo originale è ancora una volta più complesso e merita di essere analizzato in dettaglio; esso infatti stabilisce che “se, navigando la flotta col vento in poppa, l’ammiraglio vorrà che il viceammiraglio e le navi poste all’anca di dritta si inseriscano [in linea] strette di bolina e si dispongano mura a dritta, allora dovrà alzare una bandiera rossa in testa all’albero di contromezzana; nel caso vorrà che il contrammiraglio e le navi poste all’anca di sinistra si dispongano mure a sinistra, allora alzerà una bandiera blu nella stessa posizione”. [87] Ben si nota come questa manovra descriva la costituzione della linea di fila a partire da una linea di rilevamento ove la nave di bandiera dell’ammiraglio sia disposta al centro, col resto della flotta scaglionata ciascuna nave all’anca – ovvero a poppavia del traverso – della precedente, la squadra del viceammiraglio a dritta e quella del contrammiraglio a sinistra; [88] ma soprattutto, il testo di questa istruzione codifica a chiare lettere la costituzione della linea di fila navigando di bolina, e ciò dopo gli indizi contenuti nelle descrizioni della battaglia del Gabbard che abbiamo visto poter essere letti nel medesimo senso, con quella bordata sopravvento effettuata dagli inglesi prima di serrare sul nemico. Anche nei regolamenti tattici la “close-hauled line ahead”, che terrà banco per tutto il resto dell’età velica, ottiene così la sua definitiva consacrazione: d’ora in avanti sarà oggetto di discussione soltanto se, ed in quali condizioni, essa possa essere rotta in combattimento in vista del conseguimento di un significativo vantaggio tattico; un dilemma che solo Rodney, ed in misura più compiuta Howe ed infine Nelson, giungeranno a risolvere ormai alla fine del XVIII secolo, dopo anni di formalismo tattico e relativi fallimenti nell’imbastire una “decisive battle” incompatibile con l’irrigidimento della tattica lineare. Nel 1664, tuttavia, le degenerazioni del sistema sono ancora lontane; siamo agli albori dell’era della linea di fila e ha perfettamente senso l’insistenza sulla sua preservazione che possiamo leggere nel primo articolo delle istruzioni addizionali dettate il 18 aprile (O.S.) 1665 sempre dal Duca di York: “In ogni sorta di scontro col nemico i comandanti delle navi di Sua Maestà dovranno sforzarsi di mantenere la flotta in una singola linea, ed impegnarsi tanto quanto sarà loro possibile per preservare l’ordine di battaglia che sarà stato loro impartito prima del combattimento”. [89]

Quest’ultima disposizione mi permette di trattare dell’ultimo argomento che mi ero ripromesso di affrontare, ovvero la nascita dell’order of battle in concomitanza coll’affermazione della line ahead: risulta evidente la stretta correlazione fra i due termini, dal momento che una precisa disposizione delle unità componenti la linea di fila era importante per la sua riuscita in combattimento in una misura ben maggiore rispetto alla linea di fronte. La necessità di un ordine di battaglia poteva derivare dal fatto che nella linea di fila i singoli vascelli fossero chiamati a darsi appoggio reciproco, cosa che suggeriva il posizionamento delle unità più potenti contiguamente alle navi di bandiera sì che agli ufficiali comandanti non mancasse il necessario appoggio in battaglia; la preoccupazione principale, tuttavia, sembrerebbe essere stata non la salvaguardia della catena di comando, quanto piuttosto la tempestiva e precisa esecuzione delle manovre. Sappiamo come nel novembre del 1664 il Duca di York ripartisse la flotta in tre squadre, riprendendo l’ordinamento già inaugurato nel 1625 da Lord Wimbledon in previsione della spedizione contro Cadice e destinato stavolta ad essere definitivo: [90] questa suddivisione venne perfezionata nell’aprile del 1665 con l’emanazione di un ordine di battaglia – lo stesso destinato ad essere osservato nella battaglia di Lowestoft di poco successiva – di cui conosciamo fortunatamente i dettagli. Le navi ammiraglie di Red, Blue e White Squadron compaiono al centro della linea di fila, mentre le navi di bandiera del viceammiraglio e del contrammiraglio di ciascuna squadra risultano collocate all’estremità delle formazioni: meno nel caso del Red Squadron (settima posizione dai vertici), decisamente esposte nel Blue e nel White ove viceammiraglio e contrammiraglio occupano, rispettivamente, la terza e la seconda posizione dalle estremità della linea. [91] È evidente che il collocamento di ammiragli e viceammiragli quasi ai vertici della linea, in una posizione in cui sarebbero stati suscettibili ai tentativi avversari di tagliarli fuori e circondarli, subordinava la loro sicurezza al controllo che da lì sarebbero stati in grado di esercitare sull’evoluzione della formazione, correggendone tempestivamente errori di manovra coll’esempio personale. La recente adozione della linea di fila e la relativa inesperienza dei capitani incaricati della sua implementazione in battaglia imponevano questa misura, da cui discendeva la necessaria adozione di un ordine di battaglia che assicurasse ai comandanti posizioni da cui esercitare il controllo tattico e, per logica conseguenza, stabilisse la collocazione di tutti gli altri vascelli in relazione alle navi di bandiera. Da qui l’insistenza sull’adesione all’ordine di battaglia che si trova già nelle Fighting Instructions del 1664, allorquando la flotta dovette iniziare a prepararsi a combattere in linea di fila in vista della prossima ripresa delle ostilità: la sua importanza risalta dalle istruzioni del Duca di York in modo marcato se messe a confronto con le semplici ordinanze del 1653, ove si raccomandava alle singole navi di “tentare di tenersi in linea col comandante”. All’art. 2 si stabilisce infatti che “all’avvistamento della detta flotta [nemica] il viceammiraglio, o colui che esercita il comando generale al secondo posto della gerarchia, la sua squadra e il contrammiraglio, o colui che esercita il comando generale al terzo posto della gerarchia, e la sua squadra dovranno spiegare al vento quante più vele possono per avanzare e disporsi nella posizione e nell’ordine che sarà stato loro precedentemente assegnato dall’ordine di battaglia”. [92] Al momento di ingaggiare battaglia, poi, “appena vedranno l’ammiraglio attaccare, o fare il segnale sparando con due cannoni ed issando una bandiera rossa in testa all’albero di parrocchetto, ciascuna squadra dovrà conseguire il massimo vantaggio offerto dalle circostanze per impegnare il nemico in osservanza dell’ordine [di battaglia] prescritto”. [93] Ritengo che tanta insistenza dovette nascondere il timore, data l’immaturità della linea di fila come modulo tattico, che alla prova del fuoco essa potesse piombare nel caos alla prima manovra impegnativa; eventualità più che concreta, giacché sappiamo dal diario di Lord Sandwich che a Lowestoft, sin dal primo dei passaggi che la flotta inglese e olandese effettuarono controbordo, molte delle unità inglesi sbagliarono a manovrare con conseguenze potenzialmente drammatiche: “laddove il nostro ordine di battaglia […] era in linea, così che ogni nave potesse prendere parte allo scontro senza essere intralciata da navi amiche e rischiare di arrecar loro danno, pure molte delle nostri navi non lo osservarono persino nel corso di questo primo passaggio, ma orzarono sopravvento sì che ci trovammo in ranghi profondi tre, quattro o cinque navi, tanto che alcune di esse, trovandosi fuori della portata del nemico, sparavano sopra di noi e diverse contro di noi arrecandoci danno”. [94] In sintesi Sandwich afferma che, data la tendenza di ciascun capitano ad orzare dopo ogni virata per tema di serrare troppo sul nemico – ottenendo così l’effetto contrario di finire sempre più sopravvento – sin dal primo passaggio la linea inglese si era contratta ed affastellata in una formazione in alcuni punti profonda anche cinque ranghi, coi vascelli sopravvento che tentavano di andare a segno sul nemico tirando al di sopra di quelli sottovento e finendo inevitabilmente per colpirli.

Lowestoft si rivelò comunque un trionfo per le armi inglesi dettato dall’integrale applicazione – più o meno felice, come si osserva, ma nondimeno efficace – di quelle istruzioni in cui il Duca di York ed i suoi collaboratori avevano virtualmente riassunto più di un secolo di evoluzione tattica: in essa troviamo anzitutto la formazione della linea di fila stringendo il vento al primo avvistamento della flotta di Obdam. Giacché anche la flotta olandese si presentava schierata in linea di fila – indice della percepita superiorità di questo modulo tattico, prontamente copiato dal nemico – ne nacque una sorta di corsa a sud fra le due flotte, sempre in navigazione di bolina stretta su rotte grossomodo parallele, onde guadagnare la posizione di sopravvento sul nemico che, come sappiamo, era favorita da ambedue i contendenti. All’alba del 3 giugno (O.S.) 1665 la spuntarono proprio gli inglesi, che infine doppiarono da sud la testa della formazione olandese: ne nacque allora lo scontro, condotto inizialmente mediante una serie di passaggi di controbordo fra le due flotte, durante i quali gli inglesi riuscirono a mantenere la linea di fila a dispetto della progressiva confusione che, come notato da Sandwich, interveniva ad ogni virata. Dal canto loro gli olandesi erano impediti nel serrare sul nemico e passare all’abbordaggio proprio dalla loro posizione sottovento e dall’azione dell’artiglieria inglese, nonostante quest’ultima si rivelasse non troppo incisiva sia a causa della distanza ancora rilevante, sia perché i passaggi di controbordo permettevano di mettere a segno un numero limitato di colpi sul nemico prima che questi scadesse di poppa. Nel frattempo la formazione inglese si era spezzata in due tronconi, a seguito dell’incauta decisione del principe Rupert di virare di bordo di sua iniziativa per dirigersi contro gli olandesi in vista di un ennesimo passaggio di controbordo; Obdam era stato lesto nell’orzare tentando così di portare l’intera flotta sopravvento al solo White Squadron di Rupert. Ciò aveva costretto Penn, in qualità di capitano di bandiera a bordo della Royal Charles, a rischiare una manovra quanto mai azzardata: dirigere l’ammiraglia fuori della linea, orzando per guadagnare una posizione ancor più sopravvento a quella di Obdam e segnalando al contempo al resto del Red Squadron ed al Blue Squadron di Sandwich di seguire in linea. [95] Purtroppo, quantunque coronata da successo, la manovra non era stata imitata dalla testa del Red Squadron al comando del viceammiraglio Lawson, che a lungo aveva continuato a navigare sulla rotta opposta trovandosi quindi in coda alla formazione inglese. Il tentativo di Obdam di guadagnare il favore del vento era stato comunque sventato, e allorquando questi passò sottovento a Rupert nell’ennesimo passaggio di controbordo intervenne l’ordine del Duca di York di effettuare un’accostata a un tempo a partire dai vascelli della retroguardia, manovra di estrema difficoltà a maggior ragione se intrapresa sotto il fuoco nemico e mai più tentata nel prosieguo dell’età velica; [96] in tal modo l’ordine della formazione inglese ne risultava invertito ed essa veniva posta in rotta non più opposta, ma uguale e parallela a quella della flotta olandese. Con Lawson nuovamente al comando della testa della linea inglese ed il resto del Red Squadron, ancora sopravvento alla flotta per via dell’iniziativa presa da Penn, che poggiava per rientrare in linea a prua di Lawson, si aprì la terza ed ultima fase dello scontro; ora gli inglesi, navigando appaiati agli olandesi con rotta grossomodo per sudest, videro le distanze ridursi rapidamente e furono sottoposti alla massima pressione da parte del nemico. Attorno a mezzogiorno Lawson, a bordo della Royal Oak, venne ferito a morte, mentre Sandwich, che guidava il Blue Squadron dalla Prince Royal, si vide incalzato tanto dall’Eendracht di Obdam quanto dall’Oranje, un gigantesco Indiaman lungo 180’ ed armato di 76 cannoni al comando del capitano Bastiaen Centser, [97] in ciò imitato forse da altri tre o quattro vascelli. Mentre sia Sandwich che Rupert irrompevano infine nella linea olandese facendo segnale alle rispettive squadre di seguirli, lo scontro degenerò in una furiosa mischia fatta di numerosi duelli individuali; gli olandesi in questa fase misero in atto una serie di tentativi di abbordaggio parzialmente riusciti, [98] ma a distanza serrata aumentava in modo decisivo anche la potenza di fuoco che i vascelli inglesi erano in grado di esercitare, talché tutti questi assalti vennero rintuzzati con pesanti perdite. Infine la Royal Charles del Duca di York, rientrata in linea assieme al resto del Red Squadron, andò nella mischia in cerca dell’omologa olandese, indi ingaggiando con l’Eendracht un furioso duello fra ammiraglie che abbiamo visto prescritto sin dagli ordinamenti più antichi: esso si concluse con l’esplosione della nave di bandiera di Obdam e la disgregazione della sua flotta. Alcune unità olandesi batterono in ritirata mentre la catena di comando collassava; morto il comandante in capo, impossibilitato a subentrargli Kortenaer [99] già agonizzante per le ferite riportate sin dalle prime fasi dello scontro, Cornelis Tromp [100] rifiutò di prendere ordini dal terzo in comando, in questo caso Jan Evertsen. [101] Ne seguì la paralisi della flotta mentre il Blue ed il White Squadron imperversavano fra i suoi ranghi ed infine la fuga, incalzata dagli inglesi che conclusero l’inseguimento solamente al calare delle tenebre. Gli olandesi avevano perso 17 delle 107 navi di cui disponevano all’inizio dello scontro, accusando almeno 5.000 fra morti, feriti e prigionieri; per contro gli inglesi avevano perso una nave su 88 per complessivi 700 fra morti e feriti. [102]

Purtroppo la prima prova sul campo di Giacomo si rivelò anche l’ultima della guerra ed egli poté riprendere il mare solo nel 1672, in occasione della battaglia di Solebay; nel corso della battaglia questi aveva corsi rischi inaccettabili per l’unico erede al trono di Carlo II, il quale decise saggiamente di relegare il fratello a compiti amministrativi a terra. [103] Egli aveva comunque dato alla flotta le prime Fighting Instructions che codificassero accuratamente l’impiego della linea di fila e l’adozione dell’ordine di battaglia prima di uno scontro, guidando poi quella stessa flotta alla vittoria in mare contro un nemico abile e determinato. Non si può ascrivere al Duca di York l’intero merito dell’impresa, dacché poté giovarsi dell’abilità e dell’esperienza di comandanti che erano andati formandosi sin dall’epoca delle campagne navali del Commonwealth; pure egli decise di servirsene e di seguire i loro consigli, e la sintesi dottrinale portata a termine col le istruzioni del 1664-65 poté risultare così felice, e di così duratura influenza, perché condotta sotto la guida di quell’autorità indiscussa che gli derivava dalla carica di Lord High Admiral, dalla fiducia del re suo fratello e dalla condizione di erede al trono. Ventidue anni dopo quello stesso uomo, ormai asceso al trono come Giacomo II, sarebbe stato costretto alla fuga da un’invasione orchestrata dagli acerrimi nemici olandesi che la Marina non era stata in grado di respingere; gli sarebbe subentrato sul trono un principe olandese. Sorte ironica per uno dei padri fondatori della Royal Navy.

 

 

Autore articolo: Marco Mostarda

In copertina: Battle of Lowestoft of Van Minderhout. Fonte foto: dalla rete

 

Marco Mostarda ha studiato Scienze Storiche presso l’Università di Trento e collabora col Laboratorio di Storia Marittima e Navale dell’Università di Genova

 

NOTE:

 

[78] Uno dei nomi, come si è visto, evocati nel tentativo di identificare l’inventore della linea di fila.

[79] J. David Davies, Pepy’s Navy, p. 26.

[80] J. David Davies, Kings of the Sea. Charles II, James II and the Royal Navy. Barnsley: Seaforth Publishing, 2017, p. 97.

[81] Il principe Rupert di Pfalz-Simmern (1619-1682), figlio dell’Elettore Palatino Federico V e di Elisabetta Stuart – unica figlia di re Giacomo I ad aver raggiunto la maggiore età – ebbe una carriera militare assai variegata ed avventurosa. Irruente comandante di cavalleria durante la guerra civile, quindi a capo della piccola marina realista e corsaro di successo prima di essere messo alle corde dalle operazioni antipirateria condotte da Robert Blake, dopo la restaurazione continuò a servire nella marina in qualità di ammiraglio e commissario. Ascese infine alla carica di Lord High Admiral nel 1673 in sostituzione del Duca di York suo cugino.

[82] Per i dettagli della carriera di Coventry nei ranghi dell’amministrazione, si veda: http://www.historyofparliamentonline.org/…/coventry-hon-wil…

[83] Frank L. Fox, The Four Days’ Battle. The Greatest Sea Fight of the Age of Sail. Barnsley: Seaforth Publishing, 2009, pp. 9-10.

[84] La datazione alta è sostenuta da Tunstall sulla base delle quattro copie originariamente in possesso di William Penn ed oggi conservate presso la Wynne Collection del Naval Maritime Museum di Greenwich (rispettivamente WYN/12/1, WYN/12/5, WYN/12/8, WYN/13/5); cfr. Tunstall, Naval Warfare, p. 22, n. 28. Corbett, evidentemente nell’impossibilità di consultare le carte della Wynne Collection ed appoggiandosi al Sir Edward Spragge’s Sea Book (oggi Commonplace Book of sir William Spragge, NMM DAR/2), aveva potuto avanzare soltanto la datazione, molto più bassa, tradita da questo documento e fissata al 10 Aprile 1665; oggi sappiamo che il diario di Spragge conserva semplicemente traccia di una riemanazione delle istruzioni dell’anno precedente; cfr. Corbett, Fighting Instructions, pp. 110-122.

[85] Instructions for the better ordering etc., in Corbett, Fighting Instructions, p. 124. L’articolo conserva altresì la numerazione originale delle Instructions del 1653.

[86] Tunstall, Naval Warfare, p. 22: “The last two articles (15 and 16) of Jame’s fighting instructions were new. They were for forming line-ahead on the starboard or larboard [port] tack […]”.

[87] Instructions for the better ordering etc., in Corbett, Fighting Instructions, p. 126: “If, the fleet going before the wind, the admiral would have the vice-admiral and the ships of the starboard quarter to clap by the wind and come to their starboard tack, then he will hoist upon the mizen topmast-head a red flag, and in case he would have the rear-admiral and the ships on the larboard tack then he will hoist up a blue flag in the same place”.

[88] Mi chiedo se non sia possibile ravvedere nella linea di rilevamento quanto sopravvive dei vecchi schieramenti in linea di fronte in cui i bastimenti erano disposti in formazioni profonde più ranghi a guisa di mezzaluna o cuneo.

[89] Additional Instructions of Fighting, in Corbett, Fighting Instructions, p. 126: “In all cases of fight with the enemy the commanders of his majesty’s ships are to endeavour to keep the fleet in one line, and as much as may be to preserve the order of battle which shall have been directed before the time of fight”. Qui Corbett trascrive sempre dal Commonplace Book di Spragge, ma queste stesse istruzioni erano già state stampate nel XIX secolo da Granville Penn, riportando in appendice alla sua opera biografica su sir William Penn quelle che l’illustre avo aveva impartito alle navi al suo comando. La numerazione tuttavia non combacia (l’ordine testé riportato appare infatti come Instruction XVI), essendo evidente come l’amm. Penn avesse trascritto in un’unica lista sia le Fighting Instructions che le posteriori Additional Instructions del Duca di York. Cfr. Granville Penn, Memorials of the Professional Life of sir William Penn, Knt. etc. London: James Duncan, 1833, vol. II, p. 608.

[90] Riguardo alla divisione della flotta in Red, Blue e White Squadron disponiamo della testimonianza di Edward Mountagu, il General at Sea elevato dopo la restaurazione alla dignità di 1st Earl of Sandwich e comandante del Blue Squadron a Lowestoft. Cfr. Roger C. Anderson (ed.), The Journal of Edward Mountagu, First Earl of Sandwich, Admiral and General at Sea, 1659-1665. London: Publication of the Navy Records Society, vol. LXIV, 1929, p. 157.

[91] Anderson (ed.), The Journal of Edward Mountagu, pp. 195-98. Per una puntuale analisi dell’order of battle adottato a Lowestoft, e relativi grafici, cfr. Tunstall, Naval Warfare, pp. 22-23.

[92] Instructions for the better ordering, etc., in Corbett, Fighting Instructions, p. 123: “At the sight of the said fleet the vice-admiral , or he that commands in chief in the second place, and his squadron, and the rear-admiral, or he that commands in chief in the third place, and his squadron are to make what sail they can to come up and put themselves into the place and order which shall have been directed them before in the order of battle”.

[93] Ibid., Id., Ibid., p. 123: “As soon as they shall see the admiral engage or shall make a signal by shooting off two guns and putting out a red flag on the fore topmast-head, that each squadron shall take the best advantage they can to engage with the enemy according to the order prescribed”.

[94] Anderson (ed.), The Journal of Edward Mountagu, p. 224: “Whereas our order of battle (as is before showed in this book) was a line, that so every ship might have his part in fighting and be clear of his friends from doing them damage, yet many of our ships did not (even in this first pass) observe it, but luffed up to windward, that we were in ranks of 3, 4 or 5 broad, and divers out of reach of the enemy fired over us and several into us and did us hurt”.

[95] Fox, Four Day’s Battle, p. 89.

[96] Davies, Pepy’s Navy, p. 259; Fox, Four Day’s Battle, p. 91.

[97] Bender, Dutch Warships, p. 262. L’Oranje, anglicizzato in Urania nei resoconti inglesi, apparteneva alla Camera di Middelburgh della VOC.

[98] Come nel caso dell’Oranje di Centser ai danni del Montagu da 58 cannoni del capitano Henry Fenne.

[99] Egbert Bartholomeuszoon Kortenaer (1604-1665), dell’Ammiragliato di Rotterdam; già veterano della Prima guerra anglo-olandese, durante la quale era stato gravemente ferito a Dungeness ed aveva servito a Scheveningen in qualità di capitano di bandiera di Tromp a bordo del Brederode, a Lowestoft comandava l’avanguardia olandese.

[100] Jan Evertsen (1600-1666), dell’Ammiragliato di Zelanda, veterano della guerra contro la Spagna, avendo militato sotto Tromp alla battaglia delle Dune del 1639, nel corso della Prima guerra anglo-olandese aveva servito in tutti gli scontri principali. Morirà da lì ad un anno nel corso della Battaglia dei due giorni del 25-26 Luglio del 1666, meglio nota in inglese come Battaglia del giorno di San Giacomo. Era fratello dell’amm. Cornelis Evertsen (1610-1666), caduto nel corso della Battaglia dei Quattro Giorni.

[101] Cornelis Marteenszoon Tromp (1629-1691), figlio di Maarten Tromp, dell’Ammiragliato di Rotterdam; già veterano della Prima guerra anglo-olandese, durante la quale aveva servito nella squadra inviata in Mediterraneo agli ordini dell’amm. van Galen, avrebbe poi preso parte al prosieguo della Seconda ed alla Terza guerra anglo-olandese.

[102] Davies, Pepy’s Navy, pp. 259-60.

[103] Nel corso dello scontro con l’Eendracht una palla incatenata olandese falciò i cortigiani che si assiepavano attorno al Duca di York decapitando Charles MacCarthy, Viscount Muskerry, the Honourable Richard Boyle e Charles Berkeley, Earl of Falmouth e favorito di re Carlo II. Giacomo, lordato da capo a piedi del loro sangue e ferito alla mano da un frammento di cranio, rimase coraggiosamente al suo posto; cfr. Davies, Kings of the Sea, p. 192; Id., Pepy’s Navy, pp. 260-61.

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