Le giornate del 1 e 2 ottobre 1860 ricordate da Garibaldi

Indubbiamente nelle giornate del 1 e 2 ottobre 1860 si combatté la battaglia più aspra e sanguinosa di tutta la spedizione garibaldina. La Battaglia del Volturno vide fronteggiarsi circa 50.000 borbonici contro i 20.000 uomini in camicia rossa. La vittoria arrise ai secondi e pochi giorni dopo l’esercito piemontese, di cui lo stesso Vittorio Emanuele II aveva assunto il comando, varcava il confine del Regno delle Due Sicilie, congiungendosi alle forze garibaldine. Le giornate della battaglia del Volturno furono ricordate da Garibaldi come riportato negli estratti dal Giornale officiale di Napoli.

***

 

Il 1. ottobre fu giorno fatale e fratricida, ove Italiani combatterono sul Volturno contro Italiani, con lutto l’accanimento che l’uomo può portar contro I’ uomo.

Le baionette dei miei compagni d’armi incontrarono anche questa volta la vittoria sui loro passi da giganti.

Con egual valore si combatté e si vinse a Maddaloni, a S. Angelo, a S. Maria.

Con egual valore, i coraggiosi campioni dell’indipendenza italiana, portarono i loro prodi alla zuffa.

A Castel Morrone Bronzetti, emulo degno del fratello, alla testa d’un pugno di cacciatori ripeteva uno di quei fatti che la storia porrà certamente accanto ai combattimenti del Leonida e dei Fabi.

Pochi, ma splendidi dell’aureola del valore gli Ungheresi, i Francesi, gl’Inglesi che fregiavano le file dell’Esercito meridionale sostennero degnamente la fama guerriera dei loro connazionali.

Favorito dalla fortuna, io ebbi l’onore nei due mondi di combattere accanto ai primi soldati, ed ho potuto persuadermi, che la pianta uomo nasce in Italia non seconda a nessuno; ho potuto persuadermi che quegli stessi soldati che noi combattemmo nel l’Italia meridionale, non indietreggeranno davanti ai più bellicosi, quando saranno raccolti sotto il glorioso vessillo emancipatore.

All’alba di quel giorno, io giungevo in S. Maria da Caserta, per la via ferrata. Al montar in carrozza per S.Angelo, il generale Milbitz mi disse: «il nemico ha attaccato i miei avamposti di S. Tammaro».

Subito fuori di S. Maria, verso S. Angelo, udivasi una viva fucilata, e giunto ai posti di sinistra della detta posizione li trovai fortemente impegnati col nemico.

Un cocchiere ed un cavallo delle vetture del mio seguito furono ammazzati. Potei passare però liberamente, grazie al valore della Brigala Simonetta, Divisione Medici, che occupava quel punto, e che respinse coraggiosamente il nemico. Giunsi cosi all’incrocicchio delle strade di Capua e S. Maria, centro della posizione di S. Angelo, e vi trovai i generali Medici ed Avezzana che col solito coraggio e sangue freddo, davano le loro disposizioni per respingere il nemico incalzante su tutta fa linea.

Dissi a Medici: «Vado sull’alto ad osservare il campo di battaglia, tu ad ogni costo difendi la posizione». Procedevo appena verso le alture che ci stavano alle spalle, quando mi accorsi esserne il nemico padrone. Senza perder tempo, raccolsi quanti soldati mi capitarono alla mano, e ponendomi alla sinistra del nemico ascendente, cercai di prevenirlo. Mandai nello stesso tempo una compagnia di bersaglieri Genovesi verso il monte S. Nicola per impedire che il nemico se ne impadronisse. Quella compagnia e due compagnie della brigata Sacchi, ch’io avevo chiesto è che comparivano opportunamente sulle alture, arrestarono il nemico.

Movendomi io poi verso destra, sulla sua linea di ritirata, il nemico principiò a discendere ed a fuggire. Solamente dopo qualche tempo io venni a sapere che un corpo di Cacciatori nemici, prima del loro attacco di fronte, erasi portato alle nostre spalle, per un sentiero coperto, senza che nessuno se ne accorgesse.

Intanto la pugna ferveva nel piano di S. Angelo, ora favorevole a noi, ed ora obbligati di ripiegarci davanti al nemico assai numeroso e tenace.

Da vari giorni, non equivoci indizi mi annunziavano un attacco, e perciò non m’era lasciato allettare dalle diverse dimostrazioni del nemico sulla destra e sulla sinistra nostra: e ben ci valse, poiché i Regi impiegarono contro di noi nel primo ottobre quante forze disponibili avevano, e ci attaccarono simultaneamente su tutte le posizioni.

A Maddaloni dopo varia fortuna il nemico era stato respinto. A S. Maria parimenti; ed in ambi i punti aveva lasciato prigionieri e cannoni. Lo stesso avveniva a S. Angelo dopo un combattimento di più di sei ore; ma essendo le forze nostre in quel punto inferiori d’assai al nemico, egli era rimasto con una forte colonna padrone delle comunicazioni tra S. Angelo e S. Maria; di modo che per portarmi alle riserve ch’io aveva chiesto al Generale Sirtori da Caserta su S. Maria, io fui obbligato di passare a levante dello stradale che da S. Angelo conduce a quell’ultimo punto. Giunsi in S. Maria verso le due p. m. Vi trovai i nostri comandati dal bravo Generale Milbitz, che avevano valorosamente respinto il nemico su tutti i punti.

Le riserve chieste da Caserta giungevano in quel momento. Le feci schierare in colonna d’attacco sullo stradale di S. Angelo. La Brigata Milano in testa, seguiva la brigata Eber, ed ordinai in riserva parte della Brigata Assanti. Spinsi pure all’attacco i bravi calabresi di Pace che trovai nel bosco sulla mia destra, e che combatterono splendidamente.

Appena uscita la testa della colonna dal bosco, verso le 3 p. m. fu scoperta dal nemico che cominciò a tirare delle granate; il che cagionò un po’ di confusione allo spiegamento dei giovani bersaglieri milanesi che marciavano avanti. Ma quei bravi militi, al suono di carica delle trombe, si precipitarono sul nemico che principiò a piegare verso Capua.

Le catene dei bersaglieri milanesi furono tosto seguite da un battaglione della stessa Brigata, che caricò impavidamente il nemico senza fare un tiro.

Lo stradale che da S. Maria va a S. Angelo, forma colla direzione di S. Maria a Capua, un angolo di circa quaranta gradi; in guisa che procedendo la colonna sullo stradale, spiegamento di essa doveva esser sempre sulla sinistra ed alternato in avanti. Quindi, impegnata che fu la Brigata Milano ed i calabresi, io spinsi al nemico la Brigata Eber sulla destra della prima.

Era bel vedere i veterani dell’Ungheria marciare al fuoco, colla tranquillità di un campo di manovra e collo stesso ordine. La loro impavida intrepidità contribuì non poco alla ritirata del nemico.

Col movimento in avanti della mia colonna, e sulla destra, io mi trovai ben tosto a congiungermi colla sinistra della divisione Medici che aveva valorosamente sostenuto una lotta ineguale tutta la giornata. I coraggiosi carabinieri Genovesi che formavano la sinistra della divisione Medici non aspettarono il mio comando, per ricaricare il nemico. Essi, come sempre fecero prodigi di valore.

Il nemico, dopo aver combattuto ostinatamente tutta laminata, verso le 5p. m. rientrò in disordine dentro Capua, protetto dal cannone della piazza.

 

2 Ottobre

Reduce la sera del 1.° in S. Angelo, io ebbi notizia che una colonna nemica di 4 a 5000 uomini trovavasi a Caserta Vecchia. Ordinai per le 2 della mattina ai carabinieri Genovesi di trovarsi pronti, con 350 uomini del Corpo di Spangaro, ed una sessantina di Montanari del Vesuvio. Marciai a quell’ora su Caserta per la strada della montagna e S. Leucio. Prima di giungere a Caserta, il prode tenente Colonnello Missori, ch’io avevo incaricato di scoprire il nemico, con alcune delle valorose sue guide, mi avvertì che i Regi trovavansi schieraiti sulle alture, da Caserta Vecchia a Caserta, il che potei verificare io stesso poco dopo.

Mi recai a Caserta per concertarmi col Generale Sirtori, e non credendo il nemico sì ardito da attaccare quella Città, combinai collo stesso Generale di riunire tutte le forze che si trovavano alla mano e di marciare al nemico pel suo fianco destro, cioè attaccarlo per le allure del Parco di Caserta, mettendolo così tra noi e la Divisione Bixio, a cui avevo mandato ordine di attaccare dalla sua parte.

II nemico teneva ancora le alture: ma scoprendo poca forza in Caserta, aveva progettato di impadronirsene, ignorando, senza dubbio, il risultato della battaglia del giorno antecedente; e perciò lanciava circa la metà delle sue forze su quella Città. Mentre adunque in mi trovavo marciando al coperto sul toro destro del nemico, questo attaccava di fronte Caserta, e se ne sarebbe forse reso padrone, se il Generale Sirtori, colla sua consueta bravura, ed una mano di prodi non lo avessero respinto.

Coi calabresi del Generale Stocco e quattro compagnie dell’Esercito Settentrionale io procedevo intanto sul nemico che fu caricato — resisté poco e fu spinto quasi alla cora sino a Caserta Vecchia. Ivi un picciol numero di nemici si sostenne per un momento facendo fuoco dalle finestre e dalle macerie, ma presto fu circondato e fatto prigioniero. Quei che fuggirono in avanti, caddero nelle mani dei soldati di Bixio, il quale dopo d’aver combattuto valorosamente il 1.° a Maddaloni, giungeva come un lampo sul nuovo campo di battaglia. Quelli che restarono indietro capitolarono con Sacchi, a cui avevo dato ordine di seguire il movimento della mia colonna; dimodochè, di tutto il Corpo nemico, pochi furono quelli che poterono salvarsi.

Questo Corpo pare esser quello stesso che aveva attaccati Bronzetti a Castel-Morrone, e che l’eroica difesa di quel valoroso, col suo pugno di prodi, aveva trattenuto la maggior parte del giorno, ed impedito quindi che, nel giorno antecedente, ci giungesse alle spalle.

Il Corpo di Sacchi contribuì esso pure a trattenere quella colonna al di là del Parco di Caserta, nella giornata del primo, respingendola valorosamente. Caserta — ottobre 1860.

 

G. Garibaldi

 

 

 

 

Fonte foto: dalla rete

historiaregni

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