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San Giustino De Jacobis da San Fele all’Etiopia

Un lucano fu protagonista della conversione al cattolicesimo dell’Etiopia.

San Giustino De Jacobis nacque a San Fele, in provincia di Potenza, il 9 ottobre del 1800, in una famiglia profondamente cristiana, settimo figlio di Maria Giuseppina Muccia e di Giovanni Battista De Jacobis. A 18 anni entrò nella Congregazione della Missione di San Vincenzo de’ Paoli a Napoli ed il 12 giugno del 1824 venne ordinato sacerdote a Brindisi.

Trascorse i suoi anni di sacerdozio fra Monopoli, Lecce e Napoli. Si rivelò missionario zelante e capace, specie fra le popolazioni rurali del Regno delle Due Sicilie. Il suo impegno colpì enormemente i fedeli. Mostrò eroica abnegazione durante il colera che provocò quindicimila morti a Napoli nel 1836-37. In quella circostanza lavorò senza sosta per aiutare i malati, al punto di rischiare anche la propria vita.

Nel 1838, il Cardinale Filippo Franzoni, Prefetto della Sacra Congregazione per la Propagazione della Fede, ebbe l’opportunità di incontrarlo, mentre era Superiore alla Casa provinciale di Napoli. Il Cardinale gli parlò dei bisogni che c’erano in Abissinia e Giustino accettò di andarvi. Designato dalla Sacra Congregazione a stabilire la missione in Etiopia, vi si recò in qualità di Prefetto Apostolico il 24 maggio del 1839. Il 29 ottobre di quell’anno la sua opera di evangelizzzione iniziò ad Adua.

Le difficoltà della lingua il clima tropicale cui non era abituato, la scarsità di cibo, i disagi di viaggi per strade impraticabili non gli impedirono di realizzare il suo programma. Animato da grande spirito ecumenico, nel gennaio del 1841, condusse al Cairo dal Patriarca copto e poi a Roma dal Romano Pontefice una delegazione di monaci e notabili etiopici, suscitando in essi grande ammirazione per la Chiesa Cattolica ed il desiderio di ritornare all’unità della fede.

Lentamente apprese la lingua, visse con le persone del posto e lavorò a migliorare le relazioni a livello locale. Seppe usare le tradizioni e la cultura del posto per annunciare il Vangelo. Numerose furono le conversioni che ottenne. Tra di esse quella di Abba Ghebre Michael che nel 1855 testimonierà col martirio la sua fede alla Chiesa di Roma. Nel 1844, il De Jacobis fonderà a Guala il primo seminario del Paese e poi, una dopo l’altra, le stazioni missionarie. Fu osteggiato dal vescovo della Chiesa Ortodossa Etiope, ma coltivò sempre il dialogo ecumenico tra cattolici e copti.

Su indicazioni del Cardinale Guglielmo Massaia, fu designato all’espiscopato della nascente Chiesa etiopica e fu consacrato l’8 gennaio del 1849.

Le conversioni continuavano a crescere e nel 1853 furono ordinati ad Hebo cinque sacerdoti etiopi. Più tardi la sua opera missionaria raggiunse l’Amhara, il Goggiam e lo Scioa e luoghi dell’odierna Eritrea. Contro di lui la persecuzione continuò inesorabile e nel 1854 addirittura conobbe il carcere con un gruppo di suoi discepoli. Cacciato in esilio, tentò di ritornare tra i suoi fedeli ma fu ancora respinto a Massaua.

Il 31 luglio del 1860, febbricitante si diresse ad Halai quando fu costretto dalla malattia a fermarsi nella Valle di Aligadé. Qui, steso per terra, dopo aver raccomandato ai suoi l’unione fraterna e la riverenza e l’obbedienza al Papa, stremato, si addormentò nel Signore. Le sue spoglie sono conservate nella città di Hebo.

Il Cardinale Massaia scrisse di lui: “Giustino De Jacobis fu il fondatore della Missione etiopica, l’indefesso apostolo dell’Africa Orientale, il maestro dei missionari, l’esempio tipico di fortezza e di abnegazione, l’Angelo della Chiesta Etiopica”. Il più grande elogio avvenne però con la sua beatificazione il 25 giugno del 1939 e la sua canonizzazione il 6 ottobre del 1975. Giustino de Jacobis era divenuto Abuna Jacob per le popolazioni etiopi e quando Paolo VI lo proclamò santo nel 1975, l’episcopato di quel Paese lo definì “il padre della Chiesa d’Etiopia”. Il Pontefice ebbe a dire “Volle accostare i Copti etiopici, e anche i fedeli musulmani; e, pur se per questo andò incontro a gravi ostilità e incomprensioni, intese dare incremento ai valori cristiani ivi esistenti, mirando all’unità e all’integrità della fede… Ha un solo torto, quello di essere troppo poco conosciuto”.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia:

G. Guerra, Giustino De Jacobis, dal Meridione dItalia all’Etiopia

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