Sicilia e Portogallo: São Bartolomeu de Messines

Un caposaldo marittimo sulla costa della Penisola Iberica dell’oceano Atalantico

Durante l’ultima parte dell’Umanesimo, l’uomo ha saputo vincere le paure del passato lanciandosi in avventure straordinarie. I suoi figli più probi, hanno esplorato il mondo e sulla scia della città siciliana più  intraprendente, Messina, hanno costruito una memoria storica straordinaria. Così accadde che per svariate ragioni, la marineria messinese, spingesse i suoi natanti sulle coste dell’Oceano Atlantico per impinguare ancora di più, le casse del suo forziere pubblico si insediò in terra straniera fondando una comunità fraterna. Furono costituite colonie in Europa, dalla Scandinavia all’Andalusia che parlavano messinese. Financo nella regione portoghese dell’Algarve fu costituito un centro commerciale al fine di favorire la presenza del naviglio della Città dello Stretto nell’Oceano Atlantico, SAN BARTOLOMEU DE MESSINES.

Leggendo un saggio di Valdo D’Arienzo e Biagio Di Salvia, ricco dei rogiti di Notar Nicolò Giurba, messinese, e dei documenti regi vergati da don Manuel I°, che si trovano nell’Archivio della Torre do Tombo di Lisbona e presso l’Archivio di Stato di Napoli, si può avere contezza di fatti passati sotto silenzio. Da questi scritti, si sa per certo, che intorno agli inizi del ‘500, i mercanti messinesi, Ippolito de Andrea, Nuccio de Guirrerio, Bernardo Murro e Giovanni Antonio de Marchisio, noleggiata una nave da qualche patrono biscaglino, trasportarono “…barili incirca de sarde et de tonnina caricati in Portogallo … et con certi ballocti de fierro per consegnarli in dicta città di Messina”. Documenti, questi, ben conosciuti e che sono la punta di un iceberg.

Infatti, questi mercanti, furono dei veri e propri pionieri che spinsero le loro “caracche” (velieri) fin sul Baltico e fra i fiordi di Norvegia. Oggi, da informazioni ufficiali ed attuali, sappiamo che São Bartolomeu de Messines è un comune portoghese della “provincia” di Silves, posta in zona centrale della Regione di Algarve (Distretto di Faro) con una superficie di 246,41 chilometri quadrati, 8.491 abitanti (censimento del 2001) ed una densità media di  34,5 abitanti per chilometro quadrato. È un’amena località non molto distante dal mare da cui trae grandi benefici per il clima, così che sono possibili coltivazioni tipicamente mediterranee, meglio,  come scritto, messinesi!

Repertato Storico Documentato

A sottolineare questa particolare “scoperta” legata a Sao Bartolomeu de Messines è opportuno aggiungere che in Portogallo, i Messinesi, erano di casa, come di casa erano praticamente, nei mari di tutto il mondo. Mercanti e navigatori, dediti e pratici nel commercio di “tonnina” e di “sardelle” fresche o salate. Esperienza acquisita questa, frequentando i bacini del Mare del Nord e quelli meridionali della Penisola Iberica, dai quali salpavano per affrontare le traversate oceaniche verso le Americhe.

Gli equipaggi si rifornivano in abbondanza di questo pescato sia per sostentarsi durante il viaggio che, appunto, per farne commercio. Da una nota di carico, riportata in una “Giuliana Genovese”, apprendiamo che, nella primavera del 1510, alcuni mercanti della Serenissima, ebbero a concorrere, proprio con mercanti messinesi, presso le coste del Portogallo. Sempre da altri documenti siciliani, apprendiamo che nello stesso anno, la Compagnia Mercantile di Nuccio de Guerriero e Ippolito de Andrea da Messina, si portò in terra andalusa, per poi raggiungere l’Emporio Marittimo di Lagos, commerciando in “rottami” di zucchero. Con il ricavato di questi loro affari comprarono, fra l’altro, “tonnina” e sarde fresche che fecero salare presso un loro scalo portoghese, prima di ritornare in patria. Da altri documenti, vagliati da Carmelo Trasselli, si evidenzia il ruolo di un’altra compagnia di mercanti messinesi, facenti capo a Bernardo Murro e Nicolò dei Guerriero, che già agli inizi del 1500, solevano trafficare in Portogallo. Da citazioni fatte da un autore di altri documenti del tardo quattrocento (attorno al 1496), sappiamo che i messinesi avevano sviluppato un intenso traffico di “rottami” di zucchero, fra l’Inghilterra, la Galizia e il Portogallo, proprio nella regione dell’Algarve. In modo particolare eccellevano in questo commercio, le navi della Compagnia Marittima degli Abrugnale, in società con Aloisio Salerno e Giacomo Spadafora.

Nel 1518 i Biscaglini istituirono, fra l’altro, a Messina, un Tribunale e il rispettivo Consolato dei Portoghesi, per dirimere le controversie di questi mercanti con i messinesi. Nello stesso anno la Giurazia di Messina, visto l’enorme apporto di merci e di denaro presso il suo bacino portuale, volle legiferare sui commerci in maniera più congrua, istituendo il famoso Consolato del Mare. Ufficialmente questo organismo legiferava sui traffici dei prodotti serici e sullo smercio dello zucchero, del quale, per quest’ultimo, i messinesi avevano l’assoluto monopolio in tutto il bacino del Mediterraneo, inoltre era stato avvertito il bisogno ed era stato provveduto a regolamentare e sostenere i propri faccendieri anche negli empori dell’Oceano Atlantico e sempre pronti a favorire quel commercio da e per Messina che garantiva grandi quantità di merci di qualità prodotti a basso prezzo.

Da note e da registri, recuperati dall’oblio del tempo, il Trasselli segnala l’esistenza di un vero e proprio Albo Professionale delle Compagnie marittime di Messina, dislocate nei porti di Fiandra, della Contea di Londra, della Spagna e del Portogallo. In un chiaro documento, si identificano, addirittura, ottantotto soggetti, fra cui figurano quaranta nobili e alcune donne, vedove di mercanti famosissimi in questi lidi.

L’osservatore sottolineava la lungimiranza dei messinesi nello spostare il “baricentro” dei loro traffici, sulle coste atlantiche, per meglio favorire gli scambi commerciali verso le nuove rotte americane che garantivano nuove occasioni commerciali fonte certa di grandi e qualificate  ricchezze.

 

Auotre: Alessandro Fumia

In foto Messina in una stampa di fine Ottocento

 

Alessandro Fumia, studioso di storia messinese, è autore di numerose pubblicazioni tra cui “Quaderno di ricerca sulle Pietre egizie del Museo di Messina” e “Antonello da Messina a Giostra”.

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