La Badia di Santa Maria di Pattano

La Badia di Santa Maria di Pattano è un antichissimo cenobio di rito bizantino sito in Vallo della Lucania.
Pattano è una frazione del comune di Vallo della Lucania, in cui vivono meno di cinquecento abitanti, ma conserva un tesoro immenso.

La sua badia risale all’alto medioevo, fu eretta in onore di Santa Maria Odegitria e gestita da monaci basiliani.

Il complesso monumentale sorge sull’area di un insediamento romano della prima età imperiale, forse già abitata ai tempi della greca Elea. La struttura risulta essere attualmente il monastero greco-ortodosso meglio conservato del Sud Italia; ancora visibili le mura, l’antico campanile, numerosi affreschi interni dai colori vivaci, la badia è immersa in una florida distesa di ulivi ed agrumi.

I monaci che fondarono questo cenobio provenivano da Bisanzio. Come loro, tanti religiosi cominciarono a trasferirsi dall’Oriente a seguito delle lotte iconoclaste, che portarono a violente persecuzioni di quanti veneravano la devozione verso le icone sacre. Così, a partire dall’VIII secolo dopo Cristo, diversi monaci si trasferirono in Italia; alcuni si rifugiarono in territorio della Langobardia Minor, stanziandosi proprio nel villaggio di Pattano.

I basiliani fondarono questo luogo di culto formato dalla Chiesa madre di Santa Maria con l’annesso campanile, dai locali del convento e dalla Cappella di San Filadelfo.

La Chiesa di Santa Maria era a navata unica, con un’abside poligonale; fu probabilmente ristrutturata dagli angioini, ma oggi non vi sono decorazioni ed è da tempo priva di copertura, viceversa la Cappella di San Filadelfio presenta splendidi affreschi bizantini secolo nonchè resti di un impianto termale romano. Filadelfo era il nome del primo egumeno della badia e qui è stata ritrovata una bellissima statua lignea che lo raffigura, conservata al Museo Diocesano di Vallo della Lucania. Divisa in due navate, la cappella contiene davvero magnifici affreschi bizantini, alcuni dei quali ritraggono lo stesso San Filadelfo, ma le pitture paretali più importanti e antiche sono quelli dell’abside: sul livello più in alto è raffigurata un’Ascensione di Cristo, seduto in trono; sul livello intermedio vi è la Vergine Maria in preghiera tra gli apostoli; sul livello inferiore sono raffigurati otto santi, tra i quali Giovanni Crisostomo ed Epifanio.
Sono pure visitabili il frantoio, le cantine del monastero ed un piccolo chiostro ed una cinta muraria ricorda l’opera di fortificazione contro lontane invasioni. Ciò che di primo acchito colpisce è però l’alta torre campanaria, di oltre quindici metri, a pianta quadrata, che presenta i primi quattro livelli in stile bizantino con inserimento sia di bifore che di successive monofore ogivali di flusso islamico.

La prima data certa relativa al monastero è l’anno 993 d.c., anno in cui l’hegumeno Cosma presiedè in una locale disputa tra un vicino monastero ed un proprietario terriero. La badia godette di ottima salute fino al XV secolo, fu poi ceduta in gestione alla Badia di Cava de’ Tirreni da Papa Paolo III nel 1459.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

 

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