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L’iconoclastia nella Napoli bizantina

In uno dei padiglioni del Museo di Capodimonte a Napoli, un quadro del 1855, opera di Domenico Morelli, raffigura San Lazzaro condannato dall’imperatore Teofilo all’amputazione della mano destra affinchè non potesse più disegnare dopo essere stato scoperto nei sotterranei della Chiesa di San Giovanni a Costantinopoli nell’atto di dipingere immagini sacre. La scena è ambientata nel secolo VIII in un mondo bizantino sconvolto dalle disposizioni iconoclaste assunte già intorno al 726 dell’imperatore Leone III Isaurico. Per la critica questo dipinto sarebbe la metafora della repressione del 1848, ma in questa sede ciò che ci interessa è il valore storico di una raffigurazione che rimanda all’aspra controversia iconoclasta sorta a Costantinopoli e giunta presto sulle coste partenopee.

Con l’introduzione di una legislazione iconoclasta, l’Oriente era caduto in gravi disordini, si attentò più volte alla vita dell’imperatore e mutilazioni ed esili furono la pena che dovettero pagare i suoi oppositori. Insorsero gli abitanti dell’Ellade e delle Cicladi e si aprì lo scontro tra Bisanzio ed i pontificati di Gregorio II e Gregorio III (Teofane Confessore, Chronographia, in AA.VV., Bisanzio nella sua letteratura, Germignana (VA) 2004, p. 269). Questi in estrema sintesi gli accadimenti.

A Napoli la politica attuata dal Duca Esilarato I, successore di Giovanni I, fu in linea con quella di Leone III, destò scompiglio tra i credenti, lacerò il tessuto sociale e sfociò in una violenta battaglia che contrappose iconoclasti ed iconoduli. Il Duca procedette alla distruzione delle sacre immagini, ma scatenò una tremenda guerra civile che divise il popolo. Fuori dalle mura cittadine, in un luogo sconosciuto ma sicuramente sito nella corona pianeggiante a ridosso di Napoli, le parti in lizza si scontrarono. Maggiori erano i pontifici per numero e il Duca Esilarato e suo figlio Adriano perirono (Massimo Nugnes in Storia del Regno di Napoli, Napoli 1838, vol. 1, pp. 427-8). Secondo altre trattazioni l’esercito di Esilarato si mosse verso Roma (Ludovico Antonio Muratori, Annali d’Italia, anno 1827 p. 168) e dunque il Duca fu catturato e ucciso dai romani. Alla sua morte, giunse nella città l’esarca Eutichio con chiare disposizioni per punire i ribelli, per sottrarre il clero e le rendite dell’area di Terra di Lavoro a Roma ed anche per amicarsi Benevento e Spoleto. La discordia dal piano teologico s’era spostata su quello militare ed economico, la questione delle rendite dell’Italia Meridionale assumeva grande rilevanza per le casse di Roma e per quelle di Costantinopoli.

Molto probabilmente risalgono a questo convulso periodo le numerose immagini della vergine ritrovate interrate nel corso dei successivi secoli. La più nota è la Madonna delle Galline di Pagani, territorio posto al confine tra il ducato di Napoli e quello di Salerno, ritrovata grazie ad alcune galline che razzolavano nei campi sul finire del 1500.

Accogliendo gli ordini dell’esarca, il Vescovo Sergio riconobbe la supremazia del patriarca di Costantinopoli e fu nominato arcivescovo, lo seguirono i vescovi della Calabria e tutti abbracciarono il rito greco. Eutichio conferì infine l’incarico di Duca a Teodoro, uomo religioso e fedele all’imperatore la cui politica fu tesa a consolidare la pace. Egli infatti accolse a Napoli i monaci che fuggivano dalle persecuzioni degli iconoclasti in Oriente e acconsentì alle divulgazione di immagini sacre. E’ il caso di Santa Maria Odigitria, la Madonna dei naviganti (dal greco ados, colei che istruisce, che mostra la direzione), immagine presente nel noto Santuario di Piedigrotta, nella misteriosa Crypta Neapolitana e a San Gregorio Armeno dove fu portata dalle monache di San Basilio insieme alle reliquie di San Gregorio vescovo d’Armenia (Maurizio Ponticiello, I Misteri di Piedigrotta, pp. 210-1).

Più verosimilmente la sua elezione fu preceduta da quella di Pietro III ucciso nel 727 perché seguiva la politica religiosa iconoclasta di Bisanzio (ipotesi sostenuta in Ceva Grimaldi, sconfessata da Nugnes e confermato invece da Capaccio, Giannone e da Matteo Camera). Con Teodoro, Bisanzio forse tentò una politica di equilibrio e compromessi nell’ambito della quale però Napoli iniziò la ricerca dell’autonomia politica culminata nella conciliazione con Roma sotto Stefano II e pienamente conseguita con la dinastia dei Sergii.

 

Autore: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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