La ribellione siciliana del 31 marzo 1282 sconvolse i piani di proiezione nel Mediterraneo di Carlo d’Angiò, troncò i suoi propositi politici come troncò il regno stesso, da allora diviso in “due Sicilie”, e lo obbligò a concentrare tutte le sue risorse nella riconquista dell’Isola. In preparazione di questa impresa, destinata a non essere compiuta mai, la corte angioina di Napoli intensificò i suoi rapporti con la Provenza.

Già nel mese d’aprile, sbarcarono a Napoli tre galee marsigliesi, cariche di duemila uomini guidati dal Principe di Salerno, Carlo, il primogenito del re, e da Roberto, Conte d’Artois, e Pietro, Conte d’Alencon, suoi nipoti. Roberto e Pietro, a differenza del loro cugino, futuro re di Napoli, avevano una certa esperienza militare: Roberto aveva preso parte alla crociata di Tunisi nel 1270 e poi alla guerra di Navarra, anche Pietro aveva combattuto a Tunisi; i due però ebbero differenti fortune, il primo, alla morte di Carlo d’Angiò, fu nominato reggente del Regno di Napoli, perchè il cugino Carlo II si trovava prigioniero di Pietro d’Aragona, mentre Pietro d’Alencon morì a Salerno il 6 aprile 1284. ll loro coinvolgimento è un dato molto interessante perchè ci mostra come, nelle imprese di Carlo d’Angiò, la famiglia continuasse ad avere un protagonismo sostanziale.

Da Marsiglia, poi, richiese la mobilitazione dell’intera flotta dell’ammiraglio Giovani Juald e, nel settembre, giunsero pure altri mille armigeri, sempre condotti dal Principe di Salerno. Dalla Provenza, in particolare, provenne un buon numero di balestrieri. Si ha infatti traccia del rimprovero con cui re Carlo d’Angiò richiamò il Siniscalco di Provenza, Giovanni de Burlas, per avergli spedito 433 balestrieri anzicché i concordati 500. Ne ebbe bisogno ancora, ed in gran quantità, così l’11 novembre del 1282, da Reggio Calabria, si rivolse a suo nipote Filippo IV, re di Francia, chiedendogli un mutuo – a sicurezza del quale dette in ipoteca la Contea d’Angiò – di 5 mila libbre di tornesi da consegnare al suo Siniscalco per assoldare altri balestrieri provenzali.

Quello stesso mese comandò a Giovanni di Bertan, Conte di Richemont, l’invio di trenta uomini d’armi e venti galee di Provenza e Folcquier, con cento balestrieri a cavallo, cento a piedi e mille lancieri, di cui nominò capitano Raimono de Aurelio di Marsiglia. Ad un altro marsigliese, Pietro Bonifacio, ordinò d’assoldare altri dieci galee, in uno sforzo bellico evidentemente imponente che portò, ancora in quel mese, altri 600 uomini d’arme francesi a Napoli, condotti ancora dai summenzionati nipoti Roberto e Pietro.

All’anno dopo risale la mobilitazione di una nuova flotta provenzale, comandata dall’ammiraglio Bartolomeo Bonvicino, che giunse a Napoli il 21 marzo. Di lì a poco Carlo sarebbe andato in Francia per tenere il famoso duello con Pietro d’Aragona. Il duello non si tenne, ma Carlo evidentemente approfittò di quel viaggio per chiedere ancora navi e uomini ai signori di Provenza, così, quando tornò a Napoli, il 6 giugno del 1284, portò con sé nuove galee comandate dal marsigliese Giovanni Vivaldo.

I grandi apparecchi per la riconquista della Sicilia continuarono però il re fu colto da quella febbre che lo portò rapidamente alla morte, il 7 gennaio del 1285, senza che la fortuna gli avesse tanto arriso nella guerra: gli aragonesi avevano occupato diverse città della Calabria e della Basilicata, suo figlio Carlo era stato preso prigioniero.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra
Fonte foto: dalla rete
Bibliografia: G. Carrelli, Rapporti della corte angioina di Napoli con la Provenza negli anni 1282-1284