Immediata fu la proclamazione di Costantino a nuovo Augusto d’Occidente da parte dell’esercito romano stanziato in Britannia quando, il 25 luglio del 306, si spense in quel di Eboracum (odierna York) suo padre Costanzo Cloro, l’Augusto precedente.

Così iniziava a sfaldarsi, dopo una sola generazione, l’ingegnoso sistema tetrarchico ideato da Diocleziano una ventina d’anni prima per porre fine all’usanza che riservava ormai all’esercito la facoltà di fare (e disfare…) gli imperatori, e contestualmente consentire un governo rapido ed efficace di un Impero gigantesco, spaziante dalla Bulgaria alla Britannia e dal Nord Africa al Reno. La sua proclamazione però, unita ad altre simili fatte disordinatamente in varie parti di quell’immenso territorio, produsse la coesistenza di ben quattro Augusti più un usurpatore, Massenzio, impadronitosi di Roma e dell’Italia.

Ecco dunque poste le basi di una lunga guerra civile che avrebbe visto, in un rapido susseguirsi di alleanze, tradimenti e colpi di scena, i vari Augusti unirsi di volta in volta fra loro all’unico scopo di far fuori il rivale di turno, in un gioco ad eliminazione diretta. Dopo essersi dovuto guardare anche dal suocero Massimiano, smanioso di riprendersi il potere al quale aveva abdicato, Costantino vide infine la sua consacrazione definitiva nel 312 a Ponte Milvio, quando la leggendaria apparizione della Croce con la scritta “In hoc signo vinces” gli avrebbe consentito di sbaragliare in battaglia il rivale Massenzio, così impadronendosi di Roma e dell’Italia intera.

Proprio in quell’occasione furono gettate le basi dell’Editto di Milano del 313 col quale, dopo le persecuzioni dioclezianee, fu finalmente concessa “…et Christianis et omnibus liberam potestatem sequendi religionem quam quisque voluisset…” (“ai Cristiani ed a tutti la facoltà di praticare quella religione che ciascuno avesse voluto”). Quello che, dopo tutto, fu un atto di grande liberalità, contribuì, insieme al grande carisma personale dell’uomo, a valergli l’appellativo di “Magnus”, anche se la figura di Costantino non fu certo esente da ombre.

Si deve infatti sottolineare la spietatezza con cui nel 324 si assicurò l’agognata carica d’Imperatore unico al prezzo però di una serie di assassinii e stragi, compiute con la stessa efferatezza che sempre usò in famiglia, quando per esempio non esitò a mandare a morte il figlio Crispo, avuto dalla prima moglie Minervina, perché sospettato di una tresca amorosa con la sua seconda moglie Fausta, anch’essa uccisa in un bagno d’acqua bollente.

Costantino però alla storia ci passò anche per altri motivi, come quello di aver costruito sull’antica città di Bisanzio la cosiddetta “nuova Roma”, cioè quella “Κοσταντινοπολις” (“la Città di Costantino”) che per oltre un millennio avrebbe irradiato cultura, civiltà, ricchezza e benessere in tutto il mondo di allora.

 

 

 

Autore articolo: Anselmo Pagani

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: A. Barbero, Costantino il Vincitore

 

Anselmo Pagani, laureato in giurisprudenza, è studioso di storia e divulgatore