In rete succede di tanto in tanto di imbattersi in affermazioni quantomeno singolari sull’oro del Sud. Si legge che il Regno di Sardegna si era dotato di un sistema monetario che prevedeva l’emissione di carta moneta sciolta da ogni controvalore in oro e che invece quello borbonico emetteva solo monete d’oro e d’argento insieme alle cosiddette fedi di credito e alle polizze notate alle quali però corrispondeva l’esatto controvalore in oro versato nelle casse del Banco delle Due Sicilie. La valuta piemontese sarebbe stata “carta straccia”, mentre quella napoletana solidissima e convertibile. Quante inesattezze!

Tali affermazioni implicherebbero che nel Regno di Sardegna prima e nel Regno d’Italia poi si fosse stati in regime di non convertibilità. Ma è effettivamente così? Si tratta di asserzioni assolutamente prive di riscontri. Nel Regno di Sardegna circolava effettivamente cartamometa ma questi biglietti erano “pagabili a vista al portatore”. Questo significa che il portatore poteva chiedere in qualsiasi momento di cambiare, corso legale, il proprio biglietto in moneta metallica a contenuto pieno.

Per quanto è a mia conoscenza il Regno di Sardegna ha adottato due volte il corso forzoso. La prima nel 1848, in modo da poter ottenere un mutuo di venti milioni di Lire Sarde dalla Banca di Genova, la seconda nel 1859, sempre per poter ottenere un mutuo, questa volta di trenta milioni di lire.Il Regno d’Italia ricorse al corso forzoso nel 1866, per poter ottenere un prestito straordinario di 250 milioni di lire da parte della Banca Nazionale.
Ma l’unità d’Italia avviene nel 1860/61, non nel 1848, ne nel 1859 o nel 1866. I biglietti erano pienamente convertibili. L’affermazione che la valuta piemontese era “carta straccia” è quindi priva di senso.

In un eccesso di fantasia certi autori asseriscono che, ad unità avvenuta, dal Meridione finirono nelle casse statali oltre 440 milioni di lire in oro, che, al cambio imposto dai Savoia, equivalevano nominalmente al 4,25 ducati partenopei, circa 10 volte quelle versate nel resto d’Italia, ma il loro valore era enormemente superiore perchè superiore era la qualità effettiva dell’oro del Sud. Si sostiene infatti che i ducati partenopei avevano un tenore in oro molto più elevato. Una moneta da un ducato avrebbe contenuto addirittura 19,9 grammi di oro fino, mentre una lira sabauda e poi italiana ne conteneva solo 4,5.

Va precisato, invece, che con legge del 20/04/1818 l’unità monetaria del Regno delle due Sicilie era fissata nel Ducato, corrispondente ad una massa di 22,9387 g di argento a titolo 833/1000. La legge non stabiliva una corrispondenza in oro, nonostante autorizzasse la coniazione di una moneta aurea chiamata “oncetta”, coi suoi multipli da 5, “quintupla”, e 10, “decupla”, del peso di 3,786 g, titolo 996/1000 e tariffata a ducati 3. L’errore di chi sostiene certe tesi è che confonde il valore del “ducato in oro” col peso del fino in argento, nella realtà 19,11 g. Ma bisogna precisare anche che, con Regia Patente del 06/08/1816, era stato stabilito che l’unità monetaria del Regno di Sardegna corrispondeva a 5 g di argento a titolo 900/1000 o 9/31 g di oro, sempre a titolo 900/1000. Assurda quindi l’affermazione che una Lira Sabauda corrispondesse a 4,5 g di oro.

Si sostiene poi che il cambio imposto col Regio Decreto Sabaudo del 17 luglio 1861, n. 452 avrebbe fatto affluire una enorme massa d’oro, argento e rame dal Meridione pari a corrispondenti oggi a cifre stratosferiche. Quei 440 milioni di lire in oro vengono fatti corrispondere addirittura ad un peso di 1980 tonnellate d’oro che, poi, essendo ducati computati come lire in oro, risulterebbero venti volte di più, cioè 37.213 tonnellate.

In realtà il valore di 1980 tonnellate (440 milioni x 4,5) si riferisce sì al peso totale del circolante ritirato per la sostituzione, in quanto basato su un piede diverso dal Franco Germinale adottato nel Regno di Sardegna, ma non in oro bensì in argento! Va altresì aggiunto che pur facendo finta che la cifra di 440 milioni non si riferisca al controvalore in Lire bensì in Ducati, sulla base di quanto abbiamo scritto, essa corrisponderebbe a 8407,5 tonnellate di argento puro. Ipotizzando pure che questi 440 milioni di Ducati siano stati ritirati sotto forma di Oncette d’oro… avremmo una equivalenza pari a 555 tonnellate di oro puro. Sognando anche che quella cifra di 440 milioni si riferisca al numero di Oncette ritirate, l’equivalente sarebbe 1665 tonnellate di oro puro. Fantasticando infine che si tratti del numero di Decuple ritirate, arriviamo a 16650 tonnellate. In tutti i casi è impossibile ottenere la cifra di 37.213 tonnellate.

Infine mi chiedo, era realmente possibile sostituire con la sola cartamoneta tutto il circolante del Sud?
Con legge 366 del 26/12/1854, la Banca Nazionale degli Stati Sardi era autorizzata ad emettere biglietti, pagabili a vista al portatore, nei tagli da 1000, 500, 250 e 100 Lire Piemontesi. Risulta evidente che l’importo minimo convertibile in moneta cartacea senza che ci fossero resti era, al cambio di 4,25 Lire Piemontesi per Ducato siciliano, 200 Ducati. Duecento ducati però costituivano una somma già piuttosto importante, soprattutto se ricordiamo che nel “Codice Municipale per lo Regno delle Due Sicilie“, 1843, lo stipendio annuo del Maestro di Scuola doveva essere al massimo, nei comuni di primo rango, 60 ducati. Importi inferiori alla somma di 200 ducati non potevano essere convertiti perfettamente in moneta cartacea, inoltre l’assenza di tagli inferiori a 100 Lire – solo dopo il 1867 verranno introdotti biglietti da 10, 5, 2 e 1 Lira – rendeva le banconote un qualcosa da usare per pagamenti importanti, non certo nella vita di tutti i giorni. L’ipotesi di una sostituzione di massa della moneta metallica con biglietti di banca è quindi del tutto priva di senso.

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Enrico Pizzo

Fonte foto: dalla rete