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Un medico salernitano ed il “Tesoro Messicano”

Il grande lavoro del medico salernitano Nardo Antonio Recchi fu fondamentale per la conoscenza di flora, fauna e farmacopea del Nuovo Mondo.

Il Tesoro Messicano, o più precisamente il Rerum Medicarum Novae Hispaniae Thesaurus, è una vasta collezione di disegni e descrizioni della natura del Messico originariamente acquisita nel 1570 nella spedizione del protomedico delle Indie Francisco Hernandez in Messico.

Franciso Hernandez era stato inviato oltreoceano per studiare la natura sotto il profilo delle applicazioni mediche. Dopo una sosta alle Canarie ed una tappa a Cuba, il medico sbarcò a Veracruz, al tempo il maggior porto della Nuova Spagna. La sua investigazione durò sette lunghi anni con catalogazione e raccolta di piante, animali, minerali e la stesura di appunti ricchi di disegni realizati dagli indigeni. Il faticoso impegno tuttavia non diede gli esiti sperati.

La sua opera costò 60.000 ducati e produsse 24 libri di Storia ed undici tomi di immagini con piante ed animali. Filippo II trovò l’opera di Franciso Hernandez inutilmente voluminosa, prolissa e troppo tencica, pertanto nè dispose l’archiviazione all’Escorial e ne ordinò una rielaborazione sintetica al salernitano Nardo Antonio Recchi, che alla corte di Filippo II era impegnato nei giardini e nei laboratori di distillazione reali.

La praticità della ricerca scientifica era ciò che davvero interessava il re di Spagna. Comprese le volontà del sovrano, il medico, originario di Montecorvino, redasse un manoscritto prevalentemente incentrato su piante dotate di virtù terapeutiche e minerali che fu molto gradito a corte. Nel 1589, con una generosa rendita vitalizia ed l’incarico di Protomedico del Regno di Napoli, Nardo Antonio Recchi portò con sé una copia del suo compendio e alcune tavole dipinte che destarono ammirazione e stupore in Giovambattista Della Porta e in Fabio Colonna.

A Napoli, Recchi condusse vita ritirata fino al decesso avvenuto nel 1594. Fu sepolto presso il cimitero di San Paolo dei chierici regolari ed il manoscritto passò nelle mani del nipote Marco Antonio Petilio e tutto fu infine pubblicato a Roma nel 1651, da Federico Angelo Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei.

Questa storia illustra chiaramente il flusso di conoscenze scientifiche dal Nuovo Mondo a Napoli, quindi a Madrid e Roma. Si tratta di un vero e proprio “tesoro messicano”, non fatto però di d’oro e pietre preziose; un’opera dal notevole interesse per i medici ed i botanici dell’epoca ma anche per gli storici moderni perché documenta pure metodi terapeutici del tempo, figli dell’innesto di tradizione popolare indigena su conoscenze europee. La ricerca portò alla luce prodotti sconosciuti in Europa come l’ananas, il cacao, il mais, il tabacco, la vaniglia, i peperoncini. Soprattutto nell’opera compare il pomodoro, centro della cucina meridionale ed italiana: Nardo Antonio Recchi gli attribuisce facoltà afrodisiache perchè, in certe sue specie, richiama la forma degli organi sessuali maschili e femminili.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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