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La formazione dello Stato Pontificio

La trasformazione dei territori della Chiesa in Stato Pontificio necessitò di un lungo cammino che ebbe inizio con il tentativo papale di controllare e ridurre le influenze comunali o signorili, sostituendo i signori delle anzidette con parenti propri o persone fidate.
Le signorie feudali nate in tempi remoti, si pensi a quelle possedute da famiglie come i Colonna e gli Orsini, erano presenti prevalentemente nel sud dello stato. L’obiettivo dei pontefici era omogeneizzare queste realtà, pacificandole e riportandole sotto la propria sovranità.

Tra il 1198 e il 1216, Innocenzo III riuscì a strappare all’Impero i territori della Marca (le odierne Marche) e del Ducato di Spoleto, istituendo le province pontificie.

Le province altro non erano che un agglomerato di svariate città. Sotto il pontificato di Innocenzo III le province che erano parte dei territori della Chiesa, erano quattro e così suddivise: Patrimonio (l’odierna provincia di Viterbo), Campagna e Marittima (le terre a sud di Roma, Sabina compresa), il Ducato di Spoleto e la Marca Anconitana.

Patrimonio, Campagna e Marittima erano le terre più antiche possedute dalla Chiesa; in soldoni i possedimenti si potrebbero rapportare alle odierne regioni di Lazio, Umbria e Marche, tralasciando la Romagna che sarà acquisita nel 1278.

A questo punto alcune domande sorgono quasi spontanee, come funzionava il sistema delle province? Quali figure erano in prima linea nel suo funzionamento?

Il sistema delle province si reggeva sui rettori. In ogni provincia era posto a capo un rettore, esso aveva il compito di vigilare sulle città, sulle terre e sui feudi di sua competenza, mantenere la pace, prevenire l’instaurazione di governi tirannici, tutelare i beni della Chiesa, reprimere le eresie e cercare di arginare la corruzione dei funzionari stessi. I rettori amministravano la giurisdizione di appello per le cause che erano state trattate in prima udienza dai giudici dei tribunali locali, cittadini o baronali.

Durante il XIII secolo un’ulteriore figura fece la sua comparsa nel sistema delle province, ossia il tesoriere, il quale dedicava il suo tempo all’amministrazione finanziaria del territorio di sua competenza.

Durante questo secolo si sviluppò la cosiddetta Curia romana, ossia l’apparato burocratico dello Stato Pontificio, dando vita ad un complesso sistema di organi che coadiuvavano il pontefice nel governo della Chiesa.

L’organo cardine della Curia era la Cancelleria, cui si affiancò poi la Camera Apostolica con competenze economiche nell’amministrazione della Chiesa.

Fin quando il Papa risiedé a Roma il sistema delle province pontificie rimase pressoché inalterato, ma quando Bertrand de Got (1305-1314) ascese al soglio pontificio con il nome di Clemente V, spostando il papato ad Avignone, il sistema delle province inevitabilmente subì delle mutazioni.

 

 

Autore articolo: Davide Alessandra

Fonte foto: dalla rete

 

Davide Alessandra, laureando in giurisprudenza e studente di archivistica, paleografia e diplomatica presso la scuola dell’Archivio di Stato di Palermo.

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