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Ottone II e l’Italia

Ottone I morì nel 973 lasciando il trono al figlio. L’Italia di quegli anni fu sconvolta dalle torbide faccende romane, violenze, contasti, ribellioni, uno scontro aperto tra fazioni cittadine, l’una favorevole e l’altra contraria all’Impero. Buona parte dell’aristocrazia non si rassegnava affatto a sottomettersi agli Ottoniani, non accettava il vedersi esclusa dall’elezione del pontefice e quindi dal controllo e dal governo della città. La ribellione esplose el 974, appena ad un anno dalla scomparsa dell’Imperatore, e fu capeggiata dalla famiglia Crescenzi che, affilate le lame, con Giovanni, il suo esponente di punta, fece prigioniero Papa Benedetto VI e lo tenne segregato a Castel Sant’Angelo.

L’aristocrazia rivoltosa elesse un nuovo pontefice, il cardinale Franco Ferruccio col nome di Bonifacio VII. I Crescenzi assursero così al controllo di Roma, pensando che Ottone II fosse più debole del padre. Non tardò, invece, a presentarsi un’ambasceria imperiale che intimò al papa usurpatore di abbandonare la tiara. La minaccia di ritorsioni era così diretta che Bonifacio VII accettò e, senza indugio, fuggì a Costantinopoli, ma la vendetta degli antimperiali fu tremenda: Benedetto VI fu fatto strangolare.

Il papa eletto col consenso di Ottone II prese il nome di Benedetto VII; provò a districarsi nelle trame romane, a quietare le acque, a saziare gli appetiti dei Crescenzi, ma non potè fare a meno di richiamare l’attenzione dell’Imperatore davanti all’anarchia di Roma. Ottone II discese in Italia, nel 980, col preciso intento di ristabilire l’ordine. Sostò a Pavia e a Ravenna, poi finalmente venne a Roma, col figlio, suo omonimo, la moglie Teofania, la madre Adelaide di Borgogna ed un gran seguito di baroni tedeschi e franchi, tra i quali Ugo Capeto, futuro re di Francia e fondatore della dinastia dei Capetingi. Ristabilire l’ordine, per l’Imperatore, voleva dirsi riaffermare l’autorità imperiale confermando la sua influenza sulla curia, scacciando ancora Bonifacio VII che era improvvisamente ritornato, e più in generale consolidare il potere dei vescovi contro le intemperanze dei signori. Queste ambizioni si accompagnavano ad altre, certamente maggiori: Ottone II, simulando di voler solo scacciare i musulmani dalla Sicilia, invase l’Italia Meridionale, controllata dai Bizantini, col sogno di assestare un duro colpo all’Impero d’Oriente e assumere l’intero possesso della Penisola.

La sua mossa fu forse azzardata, senza troppi preparativi. Pensando che Bisanzio non avesse buoni presidi nè reali possibilità di difesa dell’Italia, entrò a Napoli, poi si scagliò su Taranto, la tenne sotto assedio per tre mesi, infine marciò in Calabria, senza un preciso piano. Si trovava a Rossano quando venne a sapere che l’esercito dell’emiro Abul Kasem era in fuga. S’affrettò allora ad affrontare i musulmani in quella che divenne nota come Battaglia di Stilo, presso Capo Colonna. Era il luglio del 982 e fu per lui una giornata infausta. Ottone II fu sconfitto rovinosamente, la cavalleria imperiale fu travolta e falcidiata. Secondo lo storico Ibn al-Athir, i caduti tra le forze imperiali furono circa 4.000, tra i quali Landolfo IV di Benevento, Enrico I di Augusta, Günther, margravio di Merseburg, l’Abate di Fulda e numerosi altri conti germanici, come Burcardo IV di Hassegau. I principi tedeschi sopravvissuti furono riscattati a peso d’oro e l’Imperatore stesso si salvò solo con una fuga vergognosa raggiungendo la marina e gettando il cavallo al galoppo in mare per trovare scampo su una nave. La sua avventura fu davvero rocambolesca perchè quella nave non era guidata da suoi amici, ma dai bizantini che lo riconobbero, così dovette ancora fuggire, si tuffò in mare e guadagnò la riva con una disperata nuotata.

La notizia del disastro fece insorgere danesi di Aroldo “Dente Blu”, la stessa Roma si tenne calma solo perchè l’Imperatore la elesse a suo soggiorno temporaneo. Ottone II, sentendosi improvvisamente indebolito, fece due mosse: per prima cosa volle riconfermare l’autorità degli Ottoniani facendo incoronare quale re d’Italia suo figlio a Verona, poi s’accordò con Venezia e, nel 983, ridiscese al Sud desideroso di riscattarsi dalla sconfitta. A fermarlo fu una nuova rivolta romana. Morto Benedetto VII, l’aristocrazia dell’Urbe tornò a battere i pugni, ad agitarsi, a tramare, i Crescenzi si circondarono di amici e rialzarono la voce. Ottone II fece eleggere papa il proprio arcicancelliere, Pietro Canepanova, già Vescovo di Pavia, che prese il nome di Giovanni XIV. Pensò di avere in pugno la situazione, di aver risolto ancora una volta tutti i suoi probelmi, ma di li a qualche giorno, il 7 dicembre del 983, colto da una febbre dissinterica, morì. Aveva solo ventotto anni.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: M. Milani, Arduino e il Regno Italico

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