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La Battaglia di Stilo

La Battaglia di Stilo fu combattuta nel luglio 982 vicino Crotone, in Calabria, e fu determinante per le sorti dell’impero di Ottone II.

Con l’incoronazione di Ottone I a Roma, il 2 febbraio 962, una nuova entità politica si era imposta con forza nel panorama dell’Europa medievale, il Sacro Romano Impero della nazione germanica. Profondamente diverso dall’entità creata 162 anni prima da Carlo Magno, era nondimeno politicamente compatto e nutrito delle medesime aspirazioni universalistiche. Geograficamente mancava della Francia ma comprendeva la Germania e quello che era chiamato Regno d’Italia, ovvero il nord e centro della penisola.

Il primo Ottone, tramite una serie di indiscussi successi militari e politici, era riuscito a riunire a se le riottose aristocrazie tedesca e italiana, dimodoché il proprio primato rimase indiscusso sino alla sua morte nel 973. Il limite all’autorità imperiale nella penisola veniva dall’Italia meridionale: qui erano presenti alcuni principati di origine greca o longobarda (Benevento, Salerno, Amalfi, Capua, Gaeta, Napoli) e un largo territorio, corrispondente all’incirca alle odierne Puglia, Basilicata e Calabria, direttamente dipendente dall’Impero Bizantino, che amministrava tali terre tramite un funzionario (il catapano) residente a Bari. Infine, a complicare le cose, sempre si stagliava la minaccia islamica, rappresentata dall’Emirato di Sicilia, ove dal 948 regnava, in modo di fatto indipendente dal Califfato Fatimita, la dinastia Kalbita: gli Arabi, se pur incapaci di stabilire presenze costanti nella penisola dopo la battaglia del Garigliano, continuavano ad essere fonte di razzie e preoccupazione per l’Italia meridionale.

Ottone I aveva stretto un’importante alleanza con i Bizantini stabilendo una autorità di fatto condivisa sui principati, e tale alleanza era stata sanzionata mediante il matrimonio della bizantina Teofano con il giovane Ottone II, che giovanissimo successe al padre nel 973. Ma l’armonia tra tedeschi e bizantini si ruppe presto quando nel 976 a Costantinopoli iniziò a regnare direttamente il famoso Basilio II, cui Teofano era dichiaratamente ostile.

Il principe longobardo di Benevento e di Capua, Pandolfo I Testadiferro, fedele agli Ottoni, iniziò una politica espansiva a spese soprattutto dei Bizantini, che persero la Basilicata e i cui territori ora furono divisi l’uno dall’altro. Pandolfo tuttavia morì nel 981 dividendo il dominio tra i figli e tutta la costruzione ottoniana crollò, permettendo una immediata ripresa bizantina. Non solo. Morto il grande principe longobardo gli Arabi di Sicilia allargarono il loro campo d’azione, attaccando Puglia e Calabria, ma anche la Campania. Di fronte a tali minacce Ottone II reagì decisamente, organizzando una grande spedizione militare nell’Italia meridionale, quale non era stata mai intrapresa neppure da suo padre.

Il pontefice Benedetto VII e i principi eredi di Pandolfo furono tutti con lui contribuendo numerose truppe all’esercito che l’imperatore aveva tratto dalla Germania, composto dal fior fiore della nobiltà e del clero d’Oltralpe. La marcia nell’Italia meridionale ebbe inizio nel settembre 981 e si indirizzò dapprima verso la Puglia, Taranto venendo conquistata nel marzo 982, cosicché i Bizantini pare si siano risolti a chiedere aiuto addirittura agli Arabi di Sicilia. I quali l’aiuto avevano già deciso di portarlo per conto loro, poiché l’emiro Abu l-Qasim Alì era già con le sue forze in Calabria e aveva proclamato la jihad contro i tedeschi. Ottone II abbandonata Taranto mosse verso ovest per affrontare gli Arabi, fermandosi a Rossano Calabro ove lasciò la moglie con il figlio appena nato (il futuro Ottone III) e il tesoro. Gli Arabi furono intimoriti dalla dimensione dell’esercito imperiale e si ritirarono verso la Sicilia ma l’imperatore chiuse su di loro. Alla fine si arrivò alla battaglia campale, non è certo se presso Capo Colonna, appena a sud di Crotone, ovvero più a sud, tra Stilo e il Mar Jonio.

La cavalleria tedesca sfondò le linee arabe e l’emiro fu ucciso; tuttavia i suoi non si scompaginarono e riserve nascoste aggredirono i tedeschi ai due lati mettendoli in rotta con moltissime perdite. Parecchi esponenti della nobiltà e dell’alto clero trovarono la morte. Finita la battaglia tuttavia anche gli Arabi si ritirarono, lasciando alla fine il campo libero al terzo litigante, i Bizantini. Ottone II con la famiglia ritornò velocemente a Roma, dedicandosi immediatamente a porre rimedio alla tremenda disfatta che aveva decisamente intaccato l’aurea di invincibilità del grande impero. Ma non ce la fece perché il 7 dicembre 983 a Roma morì improvvisamente, a solo 28 anni.

La notizia della grande disfatta attraversò le Alpi, raggiungendo fino la lontana Inghilterra; in Germania essa contribuì alla grande insurrezione degli Slavi a est dell’Elba, che ritardò di decenni la cristianizzazione di quelle terre. Ma la conseguenza maggiore della disfatta alla fine si ebbe in Italia: il Sacro Romano Impero della nazione germanica abbandonò di fatto ogni seria velleità di dominio sull’Italia meridionale fino agli Hohenstaufen, permettendo così la nascita del Regno di Sicilia. E quando nel XIII secolo lo Stupor Mundi riunì temporaneamente le due corone, quella imperiale e quella siciliana, il centro di gravità fu rovesciato, in modo tale da non aver di fatto seguito.

 

 

Autore articolo: Valerio Lucchinetti
Fonte foto: dalla rete
Bibliografia: D. Alvermann, La battaglia di Ottone II contro i Saraceni nel 982 (trad.ital.), 1995 in “Archivio storico per la Calabria e la Lucania”, Anno LXII; M. Amari, Storia dei musulmani di Sicilia, Firenze, 1854-1872

 

Valerio Lucchinetti, laureato in Discipline Economiche e Sociali all’Università Bocconi di Milano con tesi di storia economica sui mercati granari in Lombardia nel XVIII secolo. Attivo professionalmente nel settore della gestione di portafogli azionari è appassionato di storia, con preferenza per il Medio Evo e l’età moderna sino alla Rivoluzione Francese.

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