Bordellone Bonacolsi, spodestato il padre, riesce a divenire di fatti padrone assoluto di Mantova.

Con una riforma istituisce il Consiglio del Signore formato da dodici anziani, tre per ognuno dei quattro quartieri cittadini, tutti di sua nomina. Questo consiglio, che lui solo, rettoere e capitano del popolo, può convocare e disfare, assorbe anche potere giudiziario ed esecutivo. Bardellone però è senza figli, non ha eredi ed allora coinvolge suo nipote Guido, detto Botticella, poi ci ripensa, manda in esilio il nipote e fa rientrare suo fratello Tagino da Ferrara.

Quest’ultima mossa non è però vista di buongrado dall’alleata Verona, nemica di Ferrara, e che per questo vede in Tagino un agente degli Este. Certi sospetti si fanno più fondati quando Bardellone si fa convincere dal fratello a riavvicinarsi a Ferrara stabilendo accordi con gli estensi. E’ quanto basta perchè Alberto della Scala, Signore di Verona, armi il suo esercito e faccia invadere Mantova. I militari prendono possesso del Palazzo Comunale e scacciano Bardellone, mentre Tagino fugge a Ferrara. Questo sarà solo il primo colpo di stato realizzato con la forza dei veronesi nell’arco di pochi anni.

Gli scaligeri piazzano al potere Guido Bonacolsi che, bandito dallo zio era corso a Verona. Guido è nominato Capitano Generale e Podestà, gli vien fatta sposare Costanza, figlia di Alberto della Scala, e riesce, col supporto del grande alleato, a prendere in mano un potere immenso che esercita anche senza convocare il consiglio. Si fa costruire, a spese comunali, il Palazzo del Capitano, quello che poi diventerà il Palazzo Ducale dei Gonzaga, ed in più fa nominare successore suo fratello Rinaldo. E’ questi a subentrargli.

Lo chiamano Passerino ma le sue mire sono quelle di un’aquila. Emana gli statuti bonacolsiani coi quali spazza via le consuetudini antiche del Liber privilegiorum Comunis Mantue e getta le basi della signoria dei Bonacolsi. Rinaldo è il quarto figlio di Giovanni detto Gambagrossa e nipote di Pinamonte; affianca l’Imperatore Enrico VII di Lussembrugo, vuole essere consacrato ufficialmente Signore di Mantova e ci riesce nel 1309. Questa scelta ghibellina gli costerà tantissimo. Papa Giovanni XXII lo dichiara eretico, lui risponde prendendosi il Castello di Monteveglio e riaccendendo la diatriba tra guelfi e ghibellini che culmina col successo nella Battaglia di Zappolino e la cattura del capo guelfo Sassolo Della Rosa, morto avvelenato nelle prigioni mantovane. Tutto ciò gli valse la scomunica che contribuì a creare un clima di odio e isolamento assai fertile per macchinatori e cospiratori interni ed esterni.

Nella notte tra il 15 ed il 16 agosto del 1328, l’esercito di Cangrande della Scala si accampa vicino Mantova. E’ forte di 1.100 uomini ed hanno l’ordine di mettersi al seguito della persona che si presenterà loro. Alle prime luci del mattino una figura misteriosa li raggiunge: è Guglielmo Gonzaga. L’uomo porta l’esercito in città, suo fratello Guido ha pagato le guardie ed i veronesi possono entrare senza ostacoli, mentre voci entusiaste diffondono esultanze per Luigi Gonzaga.

Nel Palazzo del Capitano, Rinaldo Bonacolsi è preso alla sprovvista. Colto di sorpresa nel sonno, non riesce a capire che ci faccia Cangrande della Scala lì, non coglie la portata di ciò che sta avvendendo, non sa chi possa capeggiare quel tumulto. E’ raggiunto da Alberto di Saviola, un emissario dei Gonzaga, ed è ammazzato. I Bonacolsi finiscono così, i figli di Rinaldo sono sbattuti in carcere mentre la folla acclama i Gongaza. Saranno murati vivi in un torre del Castello di Castel d’Ario, stessa sorte che Rinaldo aveva riservato a Francesco Pico della Mirandola ed ai suoi figli. Il padre fu mummificato e collocato a cavallo di un ippopotamo esposto a Palazzo Ducale.

Il giorno della deposizione dei Bonacolsi sarà consegnato al calendario come giorno di grandi feste e resterà così per quasi quattro secoli, lungo tutto il periodo in cui i Gonzaga governeranno Mantova.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina,  La Cacciata dei Bonacolsi di Domenico Morone. Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: G. Vigna, Storia di Mantova; R. Quazza, Mantova attraverso i secoli; B. Arrighi, Storia di Mantova e sua provincia