I cavalieri del Regno di Napoli

I “Dialogi” di Giulio Cesare Capaccio sono una vera e propria fonte storica di notizie, memorie ed idee. Ne traiamo degli stralci sul valore, il merito e la dignità dei cavalieri del Regno di Napoli.

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[…] Napoli fu sempre padrona d’una sua particolar privilegiata nobiltà, nella quale con tanta ambitione e meritamente, vanno affettando il nome di cavaliero. Potrei discorrere in ciò dell’ordine equestre e di quella prerogativa di equo publico, che diventò nome col quale erano honorati appresso gli imperadori molti, per le fatiche et oblighi della militia, e ne ritroverete le centinara nei marmi antichi; onde se a quelli conveniva il nome di cavalieri, può ben anco, con giusta ragione, convenire alla nobiltà napolitana, che non solo tanti secoli a dietro si è andata procacciando la gloria nelle fattioni militari, e ve ne potrei portar esempio insin dai tempi di Annibale, con quei cavalieri che uscirono dalla città a fargli resistenza, e ne tempi che seguirono, con quel famoso cavaliero Saburo che contra’barbari hebbe segnalate vittorie, tutti soldati eminenti, che favorivano la lor patria et imperadori; ma seguendo l’istesso stile, non hanno atteso ad altro che a nudrid cavalli generosissimi, quanti possano ritrovarsi in Europa, nel che i cavalieri napolitani sopravanzano ogni natione, et ogni natione impara da’ napolitani il modo di cavalcargli e di conoscerli, né fu chi scrisse meglio di cavalli, che i Caracciolo, i Ferrari, i Grisoni e tanti altri; olte che in tante maniere, negli aiuti dai ai re loro, per quali han militato con tanto valore, e ricevutine tanti premii, e titoli, e grandezze; onde par che con hereditaria nobiltà habbiano fatto acquisto di questo nome di caaliero. Et hebbe torto il Portio, a chi piacque che cavalieri debbino chiamarsi, solamente quelli che, con particolar prerogativa, furono instituiti cavalieri, che sono quei degli habitanti; o come gli stessi re facean fare cavalieri, come re Francesco Primo, da Monsur Baiardo, e re Luigi di Taranto, da un capitanio todesco, che questa è un’altra cosa, come con altro stile quel cavaliero che riceve la degnità per l’eminenza delle virtù che così in Napoli havemo havuto Giovan Battista Marino, che sia in gloria, honorato dal Duca di Savoia, et havemo Giovan Battista Basile, dal Duca di Mantova, che ambidue giunsero al colmo della poesia.
[…] in quest’angolo d’Italia dove non solo han fatto una raunanza tutte le più illustri famiglie, ma che o native ua, o che venute da diverse parti, con l’osservanza dei re loro, con lo spargere il sangue per quelle, con le parentele degli stessi re, con l’acquisto dei beni di fortuna, con ampiezze di dominii, titoli, vassalli, aggiuntavi la splendidezza di viver da veri signori, può dir senza adulatione che da nessuna delle maggiori nobiltà differisce.
[…] e l’Acquaviva, e la Filingera vennero con Francesi; la Sanseverina, con Normanni; la Garlonia, da Aragona; la Costanza, da Germania; la Milana e Monsolì, da Valentia; la Siconolfa e la Seripanda, da Grecia; la d’Avalos, da Biscaglia; come anco da’ convicini Amalfi, Surrento, Capoa, Salerno, e da Sicilia, e da Siena, e da altre parti, famiglie nobilissime qua si ridussero, e sono incorporate in maniera che tutte sono l’istesse e godono la nobiltà napolitana nativa.
[…] Credo ben già che siate in gran parte informato, e vediate con gli occhi proprii come si portino i nostri cavalieri nella creanza, nella gentilezza, con quanto honore trattino con tutti, come siano cortesi di beretta et amorevoli di parole, con quanta modestia si ritengano nei confini della superiorità, con quanta maestria esercitino il cavalcare; con quanto valore trattino l’arme, compariscano nella giostre e nei tornei, quanto siano esperti nel corso di lancie; con quanta leggiadria si veggano nei festini, con quanta pompa si adornino, con quante nobili maniere facciano le loro attioni. Dove vedrete un più leggiadro ballatore, di un nobile napolitano? Un più manieroso nelle conservationi, più osservator del decoro? Voltete ch’io vi dichi? Giudicarete i nostri cavalieri tanto heroi.
[…] Amatori, desiderosi di sapere, e pur tutti sanno, non so se vi si desiderasse un poco di maggior fervore, che già pur va infiammandosi, e nelle raunanze dell’academie tuttavia si stucica quel desiderio di sapere, mentre conoscono, come dite, che questa sarà sempre il condimento della nobiltà vera.

 

 

 

 

Fonte foto: dalla rete

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