Sancia di Maiorca, regina di Napoli

Il 21 giugno del 1304, il Duca di Calabria Roberto d’Angiò, figlio di re Carlo II d’Angiò, sposò Sancia d’Aragona, figlia di Giacomo II, re di Maiorca.

Il matrimonio era stato contratto nell’ambito delle politiche volte a rafforzare il trono di Napoli e quello di Maiorca contro quello siciliano di Federico III d’Aragona.

Giacomo II aveva appoggiato il partito guelfo contro suo fratello, Pietro III d’Aragona, che ambiva al Regno di Sicilia. Quando il papa scomunicò Pietro, Giacomo aveva pure patteggiato per il francese Filippo III l’Ardito nell’invasione della Catalogna. Vinti i francesi in Sicilia ed in Catalogna, Pietro volle vendicarsi ed ordinò a suo figlio Alfonso di conquistare il Regno di Maiorca. Così avvenne. Morto Pietro, Alfonso, divenuto Re d’Aragona col nome di Alfonso III, riuscì a spodestare suo zio Giacomo, conquistando, oltre a Maiorca, pure l’isola di Ibiza e Minorca, che era nelle mani dell’emiro Abu Umbar, vassallo di Giacomo II. Nel 1295, ad Alfonso III successe sul trono d’Aragona suo fratello Giacomo II, detto “il Giusto”, che restituì Maiorca allo zio Giacomo col Trattato di Argilers.

“Il Giusto”, il 12 giugno del 1295, stipulò poi il Trattato di Anagni col quale, pegno il ritiro della scomunica ed il diritto alla conquista della Sardegna e della Corsica, prometteva a Carlo II d’Angiò di cedergli la Sicilia alla sua morte. Sull’isola però, il partito contrario agli angioini insorse e offrì la corona al fratello di Giacomo, Federico che così ne divenne sovrano col nome di Federico III d’Aragona. La guerra tra angioini e aragonesi riprese senza soluzione di continuità sino ad un nuovo illusorio accordo, la Pace di Caltabellotta. Essa, sancita il 31 agosto del 1302, stabiliva la divisione del regno in una Sicilia Citrafaro, ovvero il Regno di Napoli in mano agli Angioini, ed una Sicilia Ultrafaro, ovvero il Regno di Trinacria, consistente nell’isola di Sicilia, in mano a Federico III, fino alla morte del re di Sicilia che avrebbe ricongiunto i territori sotto il casato degli Angiò.

A due anni da Caltabellotta, una pace i cui accordi non saranno mai rispettati dagli aragonesi, con una famiglia d’Aragona completamente spaccata al suo seno, Roberto d’Angiò sposò Sancia d’Aragona con la speranza che un figlio avrebbe portato entrambe le dinastie sul trono di Sicilia. L’unione rimase tuttavia senza prole.

La giovane Sancia, appena diciannovenne, serbava in cuor suo il desiderio di dedicarsi interamente alla vita religiosa secondo l’esempio di San Francesco d’Assisi. Nonostante aspirasse alla vita claustrale, acconsentì al matrimonio nel rispetto della volontà paterna. A Napoli, però, Sancia trovò in Roberto uno sposo altrettanto incline alla spiritualità francescana. Egli, il 5 maggio 1309, alla morte del padre Carlo II, ereditò la corona di Napoli e Sancia divenne regina: i due, insieme, accordaron sempre larghe sovvenzioni ospitalità e speciali incarichi all’ordine. In particolare degna di menzione è la costruzione, nel 1310, del monastero di Santa Chiara.

Pochi anni dopo Sancia, nel luogo detto Malpasso a ridosso dell’ospedale dell’Annunziata, fece edificare un ospizio, dedicato a Santa Maria Maddalena, per raccogliervi donne salvate dalla prostituzione. Con il passar degli anni, il numero delle donne ospitate crebbe e molte professarono i voti religiosi, così i locali furono ampliati e l’ospizio si trasformò in un vero monastero, la cui direzione spirituale fu affidata ai frati minori.

Sancia fondò altri cenobi e profuse notevoli risorse economiche, anche grazie alle concessioni di re Roberto che l’autorizzò ad impiegare le rendite dei suoi beni feudali ed infine, ad un anno circa dalla morte dello sposo, avvenuta il 19 gennaio 1343, la regina volle ritirarsi dal mondo per rinchiudersi nel monastero di Santa Croce di Napoli, pure da lei fondato, abbandonando la condizione regale e assumendo il nome di Chiara.

Qualche anno prima, padre Ruggero Guarini d’Aquitania, ex Guardiano del Monte Sion, fu spedito da Roberto d’Angiò, re di Napoli, e da sua moglie la regina Sancia d’Aragona, in Egitto con un regalo del valore di 17 milioni di ducati per il Sultano Qalawun affinché permettesse ai Frati Minori di poter vivere pacificamente presso i Santuari della Palestina. Andata in porto la trattativa, dopo estenuanti trattative e dispendiose elargizioni, i sovrani di Napoli avevano acquistato il Santo Cenacolo di Gerusalemme. Qui Sancia fece costruire un convento per dodici frati mantenuti a sue spese e, nove anni dopo, papa Clemente VI approvò, con due bolle redatte da Avignone, titolate “Gratias agimus” e “Nuper carissimæ”, tutto quanto fatto dai due sovrani. Era nata la Custodia di Terra Santa.

Sancia morì in concetto di santità nel 1345 e fu sepolta presso l’altare maggiore, vicino al suo sposo. Il suo sepolcro oggi non esiste più, ma dalle fonti risulta che fosse ricco di raffigurazioni scultoree di francescani e clarisse e che la stessa Sancia fosse ritratta vestita da clarissa con la corona deposta ai piedi, al centro di un cenacolo di clarisse. La santità della regina non fu riconosciuta dalla Chiesa sebbene, nella memoria dell’Ordine, Sancia rimase oggetto di grande venerazione.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra
In copertina una miniatura con la regina Sancha d’Aragona (a sinistra) ed il re Roberto d’Angiò (a destra) presente nella Bibbia d’Angiò conservata all’università belga di Leuven. Fonte foto: dalla rete.
Bibliografia:
C. Caterino, Una Beatrice francescana della Corte Angioina del 300, Napoli 1927
M. Gaglione, Sancia d’Aragona-Majorca: da regina di Sicilia e Gerusalemme a monaca di Santa Croce, in “Archivio per la storia delle donne”, Napoli 2004
G. Andenna, L. Gaffuri, E. Filippini (a cura di), Monasticum regnum, Monaco 2015
R. Di Meglio, Ordini mendicanti, monarchia e dinamiche politico-sociali nella Napoli dei secoli XIII-XV, Raleigh 2013

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