Appartenente ad una famiglia della più alta nobiltà di Francia, titolare di vasti territori nella regione sub-pirenaica, Gastone di Foix era nipote di re Luigi XII, figlio della di lui sorella Maria d’Orléans. Non aveva 21 anni e già si era distinto nel 1510 agli ordini di Gian Giacomo Trivulzio, il grande capitano milanese al servizio di Francia.

Tale era l’impressione che aveva suscitato che il reale zio lo mise a capo nel 1511 nientemeno che dell’esercito d’Italia, levato per contrastare la Lega Santa, proclamata dal bellicoso pontefice Giulio II per cacciare dall’Italia gli oltremontani.

Scrisse di lui Piero Pieri, forse il maggior storico militare italiano: “…nel breve corso di due mesi e mezzo si rivelerà non solo superiore allo stesso maestro (il Trivulzio), ma degno di figurare tra i grandi capitani della storia”.

La Francia controllava allora il Ducato di Milano, fino a Brescia, ma aveva contro tutti, il papa, la Spagna, Venezia e gli Svizzeri; nel nord anche Enrico VIII aderiva alla lega e preparava la campagna di Guinegatte. Unico alleato era il duca di Ferrara.

L’esercito ispano-pontificio della lega, sotto il vicerè di Napoli Raimondo de Cardona, si portò all’assedio di Bologna il 26 gennaio 1512, qui le cose andarono per le lunghe. Gastone mosse allora con l’esercito da Finale Emilia e a marce forzate raggiunse Bologna il 5 febbraio. Al suo arrivo gli alleati si ritirarono precipitosamente su Imola. Ma giunse la notizia che Brescia si era ribellata ed aveva introdotto in città un presidio veneziano: il fatto era decisamente pericoloso perchè costituiva una minaccia diretta per Milano. Gastone lascò allora alcune truppe a Bologna, a marce forzate raggiunse Brescia il 17 ed il 19, dopo un violento assedio, la prese, i Veneziani furono messi in rotta, e la città conobbe uno dei più spaventosi massacri e saccheggi delle guerre d’Italia.

L’esercito della lega non reagì e i soldati da una parte e dall’altra si riposarono nei primi giorni di marzo. Ma Luigi XII chiedeva subito una soluzione in Italia, poichè gli Svizzeri e gli Inglesi si preparavano anch’essi ad attaccarlo. E allora Gastone cercò la battaglia annientatrice.

Mosse nuovamente lungo la via Emilia, oltre Bologna, ma i nemici si ritirarono, evitando lo scontro. Gastone chiuse dunque a nord su Ravenna minacciando la città e i nemici, non potendosi permettersi la perdita della città, finirono costretti alla battaglia.

Gastone godeva di superiorità numerica, circa 23000 uomini contro i 16000 dei collegati. Raimondo de Cardona dispose i suoi in difesa, con la cavalleria ai lati, contando soprattutto sulle formidabili fanterie spagnole. Gastone attaccò a semicerchio, le ali avanzate con la cavalleria, la famosa artiglieria ferrarese al centro, la fanteria composta di lanzi, piccardi e guasconi immediatamente dietro. Al centro le fanterie spagnole resistettero e sembrarono avere la meglio ma ai lati i francesi dispersero la cavalleria chiudendo ai lati sulla fanteria che cedette e tentò di darsi alla fuga. Qui Gastone cercò l’annientamento dell’esercito collegato, come promesso al suo re, e guidò i gendarmes francesi contro le fanterie spagnole in fuga ma cadde mortalmente colpito da un colpo d’archibugio.

Il risultato finale della battaglia fu che l’esercito collegato cessò di esistere mentre i Francesi persero qualcosa come 8000 uomini, 1/3 degli effettivi. Gastone di Foix col suo sacrificio lasciava ora lo Stato Pontificio aperto all’invasione francese, tuttavia quella morte cambiò tutto poichè il La Palice, che gli successe, aveva ben altra determinazione ed energia. In più la grande vittoria francese impensierì l’imperatore Massimiliano che aderì anch’egli all’alleanza contro Luigi XII proprio mentre Enrico VIII sbarcava nelle Fiandre: la Folgore d’Italia era morta per nulla.

Di questo capitano, la cui breve ma intensissima vita militare impressionò i contemporanei, resta il famoso monumento funebre, opera del Bambaia, esposto nel museo d’arte antica del Castello Sforzesco di Milano.

 

Autore articolo: Valerio Lucchinetti
Fonte foto: dalla rete
Bibliografia: C. Oman, A History of the Art of War in the Sixteenth Century, Oxford, 1937; P. Pieri, Il Rinascimento e la crisi militare italiana, Torino, 1952

Valerio Lucchinetti, laureato in Discipline Economiche e Sociali all’Università Bocconi di Milano con tesi di storia economica sui mercati granari in Lombardia nel XVIII secolo. Attivo professionalmente nel settore della gestione di portafogli azionari è appassionato di storia, con preferenza per il Medio Evo e l’età moderna sino alla Rivoluzione Francese.