La flotta del Regno di Napoli sotto Filippo V

L’insediamento di Filippo V di Borbone, Duca d’Angiò, sul trono di Spagna, alla morte di Carlo II, apriva la crisi dinastica che portò alla Guerra di Successione Spagnola ed all’intermezzo austriaco per Napoli.

Nel breve periodo che precedette l’arrivo degli Austriaci, la difesa del Regno di Napoli fu affidata solo alle sette galere del Duca di Tursi, di stanza a Baia, ed alla capitana ferma nella darsena della capitale. Sebbene fossero forti le preoccupazioni napoletane per i venti di guerra in Adriatico, tali navi, nei momenti di crisi, furono sempre al servizio di Madrid, così il 3 maggio del 1701 tutto il naviglio di Napoli salpò per porto Mahon lasciando sguarnite di difesa le coste del regno. Il loro rientro, preceduto da quello del Doria inviato nelle acque del golfo di Taranto a fronteggiare una imminente minaccia barbaresca, fu orientato a presenziare le acque dell’Adriatico rispondendo all’alleanza che si andava presagendo tra Inglesi, Olandesi ed Austriaci contro i Borbone di Francia ed ora pure di Spagna.

Lo scoppio della guerra impose misure finanziare drastiche, così, a metà ottobre, la monarchia spagnola, per risparmiare sugli armamenti, declassò le capitane napoletana, siciliana e sarda a patrone, affidando le tre squadre al Duca di Tursi, col titolo di semplice caposquadra, in modo da risparmiare lo stipendio di tre generali.

I problemi finanziari però si scontrarono con l’esigenza evidente di garantire una sicura difesa delle coste del regno nel conflitto in atto. Filippo V volle dunque inviare nell’Adriatico, a dicembre del 1702, una delle quattro fregate da guerra della flotta spagnola. L’anno seguente, mentre nell’arsenale napoletano si lavorava alla costruzione di due galere, il Principe di Montesarchio Andrea d’Avalos, quasi novantenne ma pur sempre il maggiore esperto di battaglie navali, fu nominato Generale della flotta napoletana. Il suo principale compito era tenere lontani i pirati uscocchi che si affacciavano sulle coste pugliesi portando terrore e saccheggi. Furono così costruite nuove imbarcazioni, una galeotta ed una galera piccola di 22 banchi, e subito inviate a Brindisi per unirsi alle restanti galeotte e, nel giugno del 1704, furono distaccate in Adriatico altre due galere ed una galeotta, visto che gli uscocchi avevano aumentato l’armamento, mentre il viceré Giovanni Emanuele Fernandez Pacheco, Duca di Escalona e Marchese di Villena, insediatosi due anni prima, chiese soccorsi anche al Cardinale Francesco del Giudice, viceré di Sicilia, confidando nell’invio di due galere da porre al comando del capitano Francesco de la Serna.

Nel contempo l’arsenale napoletano lavorava realizzando una galera per la squadra sarda. Il vero problema restava però di carattere finanziario e nel 1706 la flotta era nuovamente a mal partito, tanto che Filippo V ordinò al Montesarchio di riorganizzarla rapidamente. Il generale rispose di aver fatto il possibile per il suo armamento, ma ricordava che mancavano le paghe per gli ufficiali ed i remeros, visto che non erano arrivati gli schiavi attesi dalla Sardegna.

Nel maggio di quell’anno, con la scusante dell’età, il Principe di Montesarchio chiese di dimettersi dalla carica di Generale delle galere napoletane; fu sostituito dal Duca di Tursi che cercò di riorganizzare al meglio la squadra, utilizzando anche ufficiali e marinai genovesi.

La sorte del Regno di Napoli era però segnata. Il 7 luglio 1707 gli Austriaci entrarono a Napoli e nominarono come generale della flotta napoletana proprio il Principe di Montesarchio che tenne la carica per due anni, fino alla morte, mentre il Duca di Tursi condusse le otto galere napoletane a Gaeta e da qui in Francia, restando fedele a Filippo V.

 

Autore articolo: Maria Sirago

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: M. Sirago, La ricostruzione della flotta napoletana e il suo apporto nella difesa dei mari nel Viceregno Austriaco (1707-1734), in Archivio Storico per le Province Napoletane, Napoli 2016

 

Maria Sirago, ricercatrice e pubblicista, si occupa di storia marittima nei suoi vari aspetti, con studi sul sistema portuale meridionale, sulla flotta meridionale in epoca spagnola, austriaca e borbonica, sulle imbarcazioni mercantili, sulle assicurazioni marittime, sul commercio, sulle scuole nautiche e sui sistemi di pesca, sul commercio napoletano tra il Mar Nero ed il Mar Baltico in epoca borbonica.

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