I Carlisti a Venezia

I Carlisti a Venezia

A Venezia con il termine Lista si indicavano un tempo quei tratti di strada che godevano di una condizione di extraterritorialità, posti davanti alle ambasciate dei paesi stranieri. La più famosa è la Lista di Spagna, nei pressi della stazione ferroviaria a Cannaregio, che prende nome appunto dallambasciata spagnola che era ospitata a Palazzo Zeno (al numero 168). Le guide turistiche raccontano spesso questo aneddoto ai visitatori iberici che – almeno prima della diffusione dellepidemia che ha colpito il mondo – affollavano la città lagunare; ciononostante cè un altro elemento ispanico a Venezia che agli spagnoli viene illustrato solo di rado: questa città è stata per anni il quartier generale del Carlismo. Ma procediamo con ordine. (altro…)

Condizioni di vita dei soldati nel Settecento

Condizioni di vita dei soldati nel Settecento

Tra la Battaglia di Torino del 1706, e quella dell’Assietta del 1747, intercorrono circa quarant’anni. Quarant’anni, che fecero sì che cambiassero gli avversari contrapposti nei due campi: nella prima, Vittorio Amedeo II di Savoia contro Luigi XIV; nella seconda, Carlo Emanuele III di Savoia, contro Luigi XV. Quarant’anni dopo, erano cambiati i re, ma non era affatto cambiata la vita militare, per i soldati. Non abbiamo molte testimonianze, sulla vita quotidiana delle truppe piemontesi di quel periodo, mentre è stato scritto abbastanza sui coevi eserciti europei. (altro…)

Latitudine Trieste

Latitudine Trieste

Trieste, periferia dell’Impero. Porto degli Asburgo, fu uno straordinario laboratorio sociale e intellettuale. Vi sbarcò il 20 ottobre 1904 James Joyce con la compagna Nora Barnacle, che aveva incontrato il famoso 16 giugno (Bloomsday) di quello stesso anno. Il commerciante borghese Italo Svevo, con tanto di giaculatoria, ricorda (con date errate) l’incontro con lo scrittore irlandese, che sarebbe divenuto il suo maestro di inglese e che, grazie al suo intervento verso alcuni critici letterari francesi, lo avrebbe reso celebre solo tre anni prima della morte. Nasceva un improbabile sodalizio tra un ricco commerciante israelita, convertito al cristianesimo, con uno scrittore anticonvenzionale e squattrinato. Svevo avrebbe frequentato i caffè dabbene e i salotti della città, mentre Joyce le bettole e i postriboli. Luogo di melting pot, Trieste non ebbe mai uno spirito comunitario, anche se le comunità si influenzarono reciprocamente. Né l’assetto urbanistico rispondeva ai bisogni e alle esigenze strutturali di chi l’abitava. La città, a cui Maria Teresa aveva assegnato un futuro emporiale, necessitava di una lingua unitaria e di vie di comunicazione. Il triestino era una lingua “corrotta”, con inflessioni e parole venete, ma il veneto (per ragioni storiche e geografiche) non avrebbe mai potuto essere la lingua “unitaria”. La città aveva resistito anche ad un tentativo di germanizzazione. (altro…)