Sistemi monetari preunitari: la monetazione di conto veneziana

Sistemi monetari preunitari: la monetazione di conto veneziana

Non sono molte le informazioni relative alla monetazione di conto veneziana nei primi secoli di vita della città. Si conoscono dei Denari battuti a nome dell’Imperatore Ludovico il Pio (Nicolò Papadopoli, “Le monete di Venezia”, vol. 1, pag. 41) e di suo figlio Lotario, degli anonimi datati X secolo ed infine alcuni coniati a nome degli Imperatori Salici. È solo col dogado di Vitale Michiel che compaiono le prime monete riportanti il nome del Doge. Si tratta comunque di emissioni monetarie caratterizzate da pochi ritrovamenti, e questo suggerisce che inizialmente la Repubblica non coniasse moneta preferendo utilizzare quella dei vicini, ipotesi che trova conferma in un calmiere redatto durante il dogado di Sebastiano Ziani, che riporta i prezzi in “Solidos” e “Libras Veronenses”. Indipendentemente da ciò, è interessante notare come Venezia, nonostante afferisse politicamente e culturalmente al mondo bizantino avesse comunque stabilito di tenere la contabilità alla maniera carolingia, cioè in Lire da venti Soldi da dodici Denari cadauno. Poiché fino al dogado di Orio Malipiero le uniche monete battute a Venezia furono Denari e Mezzi Denari ne consegue che le prime monete di conto, non reali, della Repubblica furono appunto Soldi e Lire. Per il Soldo il passaggio da moneta di conto a moneta reale avverrà intorno al 1332, sotto il dogado di Francesco Dandolo, per la Lira invece nel 1472 (Nicolò Papadopoli, “Le monete di Venezia”, vol. 2, pag. 4), durante il dogado di Nicolò Tron. (altro…)

La Reale Basilica di Superga, da quasi trecento anni punto di riferimento dei torinesi

La Reale Basilica di Superga, da quasi trecento anni punto di riferimento dei torinesi

La storia della Reale Basilica di Superga vede protagoniste quattro figure. Tre di queste sono molto note: Vittorio Amedeo II, il primo re della dinastia sabauda, il grande condottiero Eugenio di Savoia-Soissons e l’insuperabile architetto Filippo Juvarra. La quarta, invece è ai più sconosciuta: si tratta di Maria Bricca, una cuoca la cui opera è stata fondamentale. (altro…)

La Battaglia della Motta

La Battaglia della Motta

La Battaglia della Motta è una delle sconfitte più pesanti patite da Venezia. Era il 1513 e le truppe della Repubblica di San Marco, guidate da Bartolomeo d’Alviano, provarono ad ostacolare quelle di Raimondo de Cardona, Vicerè di Napoli, generale di Spagna. (altro…)

L’Italia di Arduino

L’Italia di Arduino

Morto Ottone II, il Sacro Romano Impero visse un periodo di forte destabilizzazione. Anche in Italia il potere degli Ottoniani traballò. A Roma, il vecchio papa usurpatore, Bonifacio VII, ritornò al potere, fece imprigionare Giovanni XIV e lo avvelenò. Il cadavere del papa fu colpito da spade e lance, abbandonato, nudo e sporco di sangue, in strada. Quell’omicidio così orribile era cosa gravissima, inaccettabile. L’Imperatore allora ricalcò le orme paterne, valicò le Alpi e ritornò in Italia mentre a Roma l’anarchia era ormai così granve che anche Bonifacio VII finì avvelenato e il suo cadavere fu trascinato a ludibrio per le strade. A Pavia, intanto, Ottone III ottenne l’omaggio dei grandi del regno e fu confermato re d’Italia. Forte di questo successo, respinse l’ennesima richiesta dell’aristocrazia romana di poter designare da sè, liberamente, il successore del nuovo pontefice; nominò poi, quale nuovo papa, il suo cappellano, Bruno di Carinzia, un cugino che prese il nome di Gregorio V,  e scese a Roma per farsi incoronare imperatore. La situazione non era però affatto stabile, soprattutto in Germania dove i vecchi nemici paterni rialzavano la testa. Nonostante segni tangibili di crisi, Ottone III non s’accorse di nulla fino a quando gli slavi insorsero. Allora dovette abbandonare Roma e correre a dar loro guerra, ma a questo punto furono i Crescenzi a riprendere le armi ed a scacciare Gregorio V che, nel gennaio del 997, da Pavia, città sempre imperiale, scomunicò i suoi nemici. Di lì a qualche settimana accadde un fatto nuovo e assolutamente inaspettato: uomini armati, con un’irruzione, s’impadronirono di Vercelli e ne uccisero il vescovo. A guidarli era Arduino, Marchese d’Ivrea. (altro…)

L’ammiraglio Francesco Sivori nella Marina sarda

L’ammiraglio Francesco Sivori nella Marina sarda

Annessa la Repubblica di Genova al Piemonte, il corsaro napoleonico Francesco Sivori entrò col grado di tenente di vascello provvisorio nella marina sabauda che si predisponeva al riordino dell’ammiraglio Des Geneys. Questi non tardò ad impiegare l’esperto Sivori contro le incursioni barbaresche lungo la Riviera di Levante, ma prima c’era da prendersi l’isola di Capraia. (altro…)

La traiettoria della Repubblica di Venezia

La traiettoria della Repubblica di Venezia

Venezia dovette tutto alla navigazione, sia in campo commerciale che in quello militare. Sorta in mezzo alle acque di una laguna, sfidò e vinse i corsari narentani, fastidiosi vicini, ebbe la meglio pure sugli ungheri, che sul principio del X secolo s’erano avventati sulla Penisola, e nel frattempo pittori, architetti, scultori dettero vita a magnifiche chiese e illustri palazzi. La sua singolare bellezza è sicuramente figlia di questi tredici secoli, tempo in cui si resse come repubblica rinunciando alle discordie interne e affidandosi ad un magistrato divenuto poi celebre col nome di doge. (altro…)