Sistemi monetari preunitari: i 443 milioni di Napoli

Sistemi monetari preunitari: i 443 milioni di Napoli

Navigando su siti revisionisti ricorre un’asserzione interessate, dei circa 669 milioni di monete degli antichi stati italiani, ben 443 milioni appartenevano al Regno delle Due Sicilie. Come dire che nello stato dei Borbone c’erano il doppio dei soldi che nel resto d’Italia. A dichiararlo è Francesco Saverio Nitti in Nord e Sud, (1900, pag. 136), ma corrisponde a verità? (altro…)

La macchietta

La macchietta

Un posto d’onore nella canzone napoletana spetta sicuramente alla “macchietta”, quel tipo di canzone, più detta che cantata, in cui l’elemento musicale finiva a fare da complemento ad un testo carico di doppi sensi, spesso voltari e quindi, per la morale di fine Ottocento, tassativamente proibito. Era necessaria un’ottima capacità interpretativa e non a caso esimio interprete di macchiette fu un attore, Berardo Cantalamessa. (altro…)

San Michele Arcangelo e i longobardi

San Michele Arcangelo e i longobardi

Il culto di San Michele fu assai caro ai longobardi. Affascinati dagli attributi guerrieri della sua immagine, ma non ancora cattolici, adottarono la “Celeste Basilica” di Monte Sant’Angelo, come santuario nazionale e l’arcangelo li benedisse con la vittoria sui bizantini dell’8 maggio del 650. Da allora il culto si diffuse in ogni centro longobardo d’Italia e fu fondamentale nel processo di conversione al cattolicesimo di questo popolo. San Michele, infatti, protesse re Cuniperto contro gli ariani nella Battaglia di Coronate. (altro…)

La reazione borbonica ad Isernia

La reazione borbonica ad Isernia

Le vicende di Isernia sono assai singolari per almeno due ragioni. La prima è che le sommosse antiunitarie si verificarono usualmente nei villaggi e, dunque, è una assoluta anomalia il fatto che teatro di una insurrezione generalizzata a favore dei Borbone sia stata una città capoluogo come Isernia. Non basta a spiegare ciò la vicinanza con le truppe di Francesco II stanziate a Gaeta perché esse non fornirono mai un supporto determinante all’impresa dei rivoltosi. Ad Isernia possiamo affermare che non solo non si è verificato l’accerchiamento della città dalla campagna come ai tempi del cardinale Ruffo, ma che anzi è stata la città ad irradiare la rivolta nei centri rurali e di periferia. L’unica ragione di quanto accaduto pensiamo stia in una rete di relazioni sociali che, per un qualche motivo a noi ignoto, forse un più blando controllo degli unitaristi o forse solo l’intraprendenza dei singoli, saldarono volontà, interessi e sentimenti in un moto collettivo capace non solo di spazzare via la controparte liberale e metterne in fuga gli scagnozzi, ma anche di dare vita ad un autogoverno condiviso, lontano da pericolose degenerazioni caotiche. E questa è la seconda anomalia. L’insurrezione non si esaurì in qualche sera di disordine, non si risolse nel saccheggio e nella violenza incontrollata, l’insurrezione generò un nuovo governo che andò avanti per mesi in una Italia che era già stata dichiarata unita. (altro…)

Sistemi monetari preunitari: l’oro del Sud

Sistemi monetari preunitari: l’oro del Sud

In rete succede di tanto in tanto di imbattersi in affermazioni quantomeno singolari sull’oro del Sud. Si legge che il Regno di Sardegna si era dotato di un sistema monetario che prevedeva l’emissione di carta moneta sciolta da ogni controvalore in oro e che invece quello borbonico emetteva solo monete d’oro e d’argento insieme alle cosiddette fedi di credito e alle polizze notate alle quali però corrispondeva l’esatto controvalore in oro versato nelle casse del Banco delle Due Sicilie. La valuta piemontese sarebbe stata “carta straccia”, mentre quella napoletana solidissima e convertibile. Quante inesattezze! (altro…)

La guerriglia napoleonica nel Mezzogiorno d’Italia tra il 1806 ed il 1811

La guerriglia napoleonica nel Mezzogiorno d’Italia tra il 1806 ed il 1811

Con un sottile lavoro di ricostruzione degli eventi attraverso carteggi ufficiali (in parte inediti), memorie e alcuni importanti studi, Milton Finley ripercorre in La più mostruosa delle guerre, la guerriglia napoleonica nel Mezzogiorno d’Italia tra il 1806 ed il 1811 la campagna francese per assoggettare la Calabria (1806-1811), una campagna militare che iniziata come la più classica delle guerre contro regolari eserciti nemici (Borboni e inglesi) si trasformerà ben presto in qualcosa di completamente diverso da quello che le addestrate truppe francesi avevano dovuto affrontare sui campi d’Europa fino ad allora. Guidati dall’esperto generale Jean Reynier, i francesi si troveranno a combattere quella che lo stesso comandante, in una lettera a Lamarque datata 22 febbraio 1807, definirà “un nuovo tipo di guerra, la più mostruosa delle guerre”, il primo esempio in Occidente di una moderna guerra di guerriglia, anticipatrice di quella esperienza spagnola che infliggerà qualche anno più tardi un colpo durissimo al sistema napoleonico. (altro…)